Resoconto - Rifugio Coppo dell’Orso dalla Madonna della Lanna

domenica 19 novembre 2006

Nella giornata di sabato, a ogni ‘nticchia di nuvole, che nel cielo intrigava col sole, Elsa mi diceva:”Ahi, domani c’è Bruno e io non ce la farò a evitare lampi e goccioloni; ahi noi”. Ma quando, domenica all’alba, i partecipanti alla escursione si sono avvicinati – come facciamo sempre – alla finestra (erano le seiemezza? le settemenunquarto?) e hanno visto che il cielo si annunciava chiaro, luminoso, hanno pensato: “E’ successo qualcosa a Bruno, che non può farci da guida?” e dubbiosi hanno continuato la solita vestizione a cipolla, ma sarebbe meglio dire a carciofo, per sottolineare il loro atteggiamento interiore (il fatto li aveva lasciati interdetti, come carciofi). Sia come sia (sic rebus stantibus, come Cesare insegna), i partecipanti si sono incontrati a Largo Primavera (presso il bar del solito caffè o cappuccinoconcornetto) alle otto più o meno precise. E sul viso e nelle parole di tutti c’era la sorpresa per il sole che raggiante si alzava, ormai, all’orizzonte: “Non è possibile! È stupendo! Ma che non è più Bruno che ci guida?”. Già, può darsi che Bruno abbia deciso di affidare la guida ad Alessandra e così ha ingannato il tempo. Fatto sta che in nove siamo partiti alla volta di Villavallelonga: su una macchina Elsa, Gualtiero e Rocco; su una seconda Andreas, Nadia “e le altre” (Cinzia e Rita); sull’ultima - but not least (non so se ci sta bene, ma fa effetto) c’erano Benedetto e Diana (loro due soli perché al ritorno sarebbero passati ad Avezzano a riprendere la figlia che era andata là col coro). Dietro proposta di Andreas, per fare meno autostrada e pagare meno (la solita propensione teutonica al risparmio!), siamo usciti ad Avezzano e, arrivati a Villavallelonga, abbiamo già trovato ad aspettarci... no, non Bruno e Sandra, ma Peppe, Patrizia... “e le altre” (Anna e Caterina) e il tanto discusso (?) Tozzi (come Bruno aveva preannunciato), che poi altri non era che Eugenio: ma la sera precedente Nadia e Elsa si erano dette al telefonino: “Ma ‘sto Tozzi chicazzè?”, fino a che Elsa non è andata a sfogliare la rubrica degli iscritti e non ha scoperto appunto che trattavasi di Eugenio. Dunque, ci siamo incontrati e tutti a dire : “Incredibile? Ma non è possibile? Vuoi vedere che Bruno non viene?” E, infatti, Bruno e Sandra non c’erano ancora: un ritardo, dati i soggetti, davvero inusuale. Ma poi Bruno è arrivato, anche lui stralunato, anzi strasolato, per le liete, inaspettate circostanze (il sole in alto dardeggiava, mentre s’udivano “augelli far festa”, ma senza le galline tornate in su la via a ripetere il loro verso). A questo punto il nostro pensiero è andato a quanti erano rimasti a casa, tanto c’era Bruno…; e il nostro pensiero è andato a loro con un po’ di dispiacere e di orgogliosa rivincita (beccatevi questa!). Messe le debite creme, colliri e burricacao (Bruno, gaudente, se ne spalmava a chili) siamo andati alla conquista del Coppo dell’Orso, oltre ottocento metri di dislivello, che abbiamo superato in un lampo, perdon, in un raggio! Al rifugio giunti, il sole spaccava le ultime pietre e gran parte di noi (era ormai passata l’una) s’è sdraiata sull’erba e sulle pietre frante dal sole; mentre gli altri (Bruno, Benedetto, Rocco, Andrea, Eugenio – tutti maschi – e Sandratepareva(!) con altri quaranta minuti guadagnavano la cima. Verso le due e mezza, tutti felici e contenti, abbiamo preso la via della discesa: in testa Elsa e Rita (di nuovo in piena forma, dopo che la salita l’aveva mezzotramortita). Alla fine, siccome a qualcuno le gambe facevano “Giacomo, Giacomo”, Cinzia (alias maestra Manzi: “Non è mai troppo tardi”, primi anni ’60) ha spiegato che il detto era riferito ai pellegrini esausti dal viaggio a piedi alla volta del Santuario di San Giacomo da Compostela. A tutti voi assenti dico: certo che non sarà stato il medico a ordinarvi di stare alla larga dal sole; magari, invece, la presenza di Bruno vi avrà sconsigliati; ma in seguito ricordatevi del detto “c’è sempre una prima volta”! Un’ultima nota, che ci ha sorpreso: una di noi, finita la discesa, continuava a correre attorno alle macchine; gli abbiamo chiesto “perché?”. Ci ha risposto: “Sindrome: se mi fermo si blocca il ginocchio”. E pensare che io, siccome l’avevo vista fare saltelli veloci, avevo pensato: “Sindrome: qua finisce che mi faccio la pipì sotto”. Alla prossima.


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