Resoconto - Trekking urbano a Venezia

da sabato 2 dicembre a domenica 3 dicembre 2006

Arriviamo in 26. Lucilla, Luciano, Massimo, Caterina, Claudio, Giulia, Maria Rosa, Nadia, Giancarlo, Emma, Flavio, Livia, Pino, Maria, Sandra, Francesca, Tonino, Eugenio, Marina, Cinzia, Gianni, Bianca, Elsa, Patrizia: tutti alla Foresteria Valdese e poi Marina e Franco alloggiati in albergo, in una Venezia… una
Venezia che muore,
Venezia poggiata sul mare
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi.

Una…
Venezia da vender ai turisti
e noi sia venerdì che sabato ci siamo dati ai menu turistici.
Poche specialità, ma soprattutto il sabato, tanta atmosfera. E come la fermi Elsa di fronte a una chitarra e un microfono?
Aveva viaggiato tutta la notte, si era fatta una camminata di 6-7 ore ma appena la trattoria si riempie delle note di “c’era un ragazzo che come me”, ci si butta. E mica da sola!
E come va a finire?“la società dei magnaccioni” risuona alta.

Il numeroso gruppo il week end non l’ha passato da turisti
che cercano in mezzo alla gente l’europa o l’oriente
che guardano alzarsi alla sera il fumo o la rabbia di porto Marghera

no, l’ha passato su è giù per calli, campi, campielli, salizzade, rughe.
Di solito in questa città si deve stare attenti a non scontrarsi con le altre persone. Sempre tanta gente in pochi spazi.
Noi, nei due giorni, abbiamo dovuto prestare attenzione soprattutto alle cacche!!
E poi abbiamo dovuto prestare attenzione a non perderci di vista.
E quando, dopo aver girato per tutto il giorno sulle orme del Corto Maltese prattiano (leggete i fumetti gente!), ci siamo ritrovati tutti al Campo del Ghetto c’era proprio da gridare al miracolo!

Stefania era bella
Stefania non stava mai male
ma è morta di parto gridando in un letto sudato di un grande ospedale

Noi davanti all’ospedale San Giovanni e Giacomo ci siamo passati e ci siamo pure fermati, ma di Stefania non abbiamo trovato traccia, forse perché eravamo troppo intenti a difendere il nostro pasto da terribili rapaci che qui chiamano piccioni. Una lotta!

Aveva 20 anni un marito e l’anello nel dito
Mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro inciampava ne i denti

Invece noi abbiamo pensato bene di mettere sotto i denti salumi e formaggi.
E poi, mentre c’era chi dallo sciacquettio della laguna era costretto alla ricerca del bagno e chi anelava il solito immancabile caffè, a turno ci si intrufolava nella Corte Sconta (leggete i fumetti gente! e due).
Venezia è un albergo
San marco senz’altro è anche il nome di una pizzeria

In Foresteria dai Valdesi c’è un gran fermento. Hanno inaugurato l’ascensore e nei saloni affrescati si propagano le note del clavicembalo e le arie di una cantante anglosassone.
Ci sfugge la bellezza della musica, ci colpisce la bontà del buffet con prosecco. Però anche gli affreschi sono belli!

La gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra
Invece che la gondola qualcuno ha optato per il vaporetto. Tonino aveva appuntamento con il Molino Stucky! “e che non gli porto una fotografia alla mia istruttrice fotografo? “ Toninette all’orizzonte? Quien sabe, direbbe Tex (leggete i fumetti gente! e tre). E così via un bel gruppetto alla Giudecca. E intanto mamma Sandra alla ricerca del libro ancora da stampare. Vero Francesca?

Stefania d’estate giocava con me nelle vuote domeniche d’ozio
Mia madre parlava e sua madre vendeva Venezia in negozio
Venezia è anche un sogno

Il sogno di una domenica silenziosa passata fra i canali e la storia.
di quelli che puoi comperare
Il sogno di non aver comperato nulla delle mille cianfrusaglie che occhieggiano dovunque.
Le lacrime sognanti di Maria Rosa sul Canal Grande.
però non ti puoi ritrovare con l’acqua alla gola
e un dolore al livello del mare

Il livello della laguna era davvero basso, le passerelle entreranno in azione dopo una settimana!
Grande Elsa!
il doge ha cambiato di casa
e per mille finestre c’è solo il vagito di un bimbo che è nato

Alle finestre delle case il bucato steso ci rinvia ad una città viva, una città vera. Una città reale che troviamo davanti alla Coop di via Garibaldi. Siamo a Venezia ma potremmo essere a Rosia (SI) a contendere agli anziani del luogo il primo numeretto per farsi servire al banco dei salumi.
C’è solo la sirena di Mestre

Stefania affondando,
Stefania ha lasciato qualcosa: Novella 2000 e una rosa sul suo comodino
Stefania ha lasciato un bambino

I bambini che giocano in Campo Santa Margherita: pochi; gli anziani che incontriamo nei sestieri più popolari: molti. Venezia che muore direbbe il sommo Poeta.
Non so se i parenti gli ha fatto davvero del male vederla morire ammazzata, morire da sola in un grande ospedale
Venezia è le molte leggende che tramanda: dalla sirena che si trasforma in splendida moglie, al medico che salva miracolosamente una vecchina, all’ebreo che scopre la formula per la creazione dell’oro.
Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità
Le lapidi del ghetto che ricordano l’olocausto non ci rimandano di sicuro alla fatalità!
Del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega
Venezia è il cartello su un negozio vicino a Piazza San Marco che dice “non si danno informazioni”, ma Venezia è anche la vecchina che, nel sestiere di Dorsoduro, ci vuole aiutare a trovare la strada.
Stefania ha un bambino, comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino
Venezia è l’ambulante che vende il cibo per piccioni ai giapponesi: quanto si divertono a farsi sommergere dai volatili.
Può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti.
Di sicuro noi siamo davvero felici che a 4 ore da casa c’è una magia così grande e potente: Venezia. (Guccini su, almeno per una volta un po’ d’allegria!)


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