Resoconto - Intorno ad Abbadia S. Salvatore

da venerdì 16 maggio a domenica 18 maggio 2008

Qualcuno, nella serata di sabato 17, si è chiesto: “A chi toccherà fare il resoconto di questa escursione? Non ci sono né Gualtiero (il nostro latinista), né Luciano, che infarcisce i ricordi di canzoni” Più o meno all’unanimità è stato deciso che fossi io, Caterina, ed ora eccomi qui. Ah, non avessi posto la domanda!

Si torna in Toscana, come tutti gli anni, ma le regione è grande, è facile perciò cambiare meta ogni volta. Questa volta, però, abbiamo cambiato anche altre abitudini. Il numero dei partecipanti, per esempio: chi è partito prima ed è andato via sabato pomeriggio, chi è arrivato sabato mattina, chi si è presentato sabato sera. Difficile capirci qualcosa, ma anche ricordare tutti i nomi di chi, per la prima volta, aveva a che fare con Arcoiris e questa volta non Gastroiris. La pattuglia era guidata dal nostro presidente Nadia, la nostra guida era Diana, c’erano poi Benedetto, Eugenio, Marina, Cinzia, Piero e Pina con Andrea, altre due coppie di loro amici con relativa prole, Iolanda, Elsa, Massimo, Filippo e Maria. Escursione particolare, perciò e non solo per i continui andirivieni, soprattutto perché priva delle solite battute toninesche o peppiane; perfino Massimo, che c’era, non si sentiva ispirato. Altra particolarità, niente quota associativa per i partecipanti. Ma chi l’ha deciso? Nadia e Diana, con l’iniziale dissenso di Elsa (la tesoriera) e di Massimo che lamenta di non essere stato consultato, ma forse lo dice solo per il suo gusto polemico. E perché? Ci sono da pagare i biglietti d’entrata al Museo minerario e alla Riserva naturale del Pigelleto. Decisione presa, comunicata, non si torna indietro.

Cominciamo dal Museo minerario, dalla miniera di Abbadia San Salvatore. La nostra guida l’impareggiabile signor Paolo ci racconta della nascita della miniera nel 1870 circa da cui, fino al 1977, si estraeva il cinabro per ricavarne il mercurio (in molti scopriamo che non si utilizza solo per i termometri di una volta, ma anche e soprattutto per uso bellico, per questo i tedeschi ci hanno investito tanto). Trentasette anni in miniera, da quando ne aveva 14 - 15, occhi azzurri, corpo asciutto, eretto e una semplicità, una partecipazione, una passione per un lavoro così particolare, che ha coinvolto tutti. Ah, quando dicevamo in miniera, devi andare a lavorare in miniera, forse non sapevamo bene di che si trattava. Certo che il lavoro è duro, faticoso, mal pagato, ma chi si aspettava di provare le emozioni, la commozione, la consapevolezza che ci sono state trasmesse? La mensa nasce come atto di solidarietà nei confronti delle donne rimaste vedove; le lotte (e Paolo si scusava se usava questa parola) fino ad arrivare a rimanere chiusi a 100 metri di profondità per 24 giorni; l’incidente, il buio assoluto, la mancanza di aria, la certezza che i soccorsi arriveranno perchè i minatori sono un sol corpo, sanno cosa significa solidarietà, lavoro di squadra, perché sanno che la vita di ognuno dipende dall’aiuto degli altri, per 18 lunghissime ore. Di cosa ti devi scusare Paolo, della tua commozione? Tu ti commuovevi al ricordo e ti scusavi di questi stupidi sentimentalismi, ma i nostri occhi luccicavano più dei tuoi. Grazie. L’unico altro momento così intenso tutti noi di Arcoiris forse lo abbiamo provato solo a Marzabotto. Per me è sicuramente così! Il resto è stato meno coinvolgente. Simone, la guida alla riserva del Pigelleto è stato molto silente, la visita a Pinzi Pinzuti ci ha portato in un mondo un po’ da favola. Intanto ci chiedevamo “come farà tutta questa mercanzia ad entrare in questo buchetto?”.

Nonostante le previsioni meteorologiche fossero pessime, alla faccia del solito Massimo, pessimista e brontolone per mestiere, il primo giorno la presenza di Elsa ha funzionato. Così non è stato per la domenica, perciò, cambio di programma, niente passeggiate con la pioggia. Come previsto c’é la visita all’Abbazia su cui Diana si era ampiamente documentata, anche se temeva di non essere all’altezza perché di solito ha a che fare con i bambini (ma in fondo noi in cosa differiamo dai suoi pargoletti?) e al Centro Merivar di Arcidosso, la più grande comunità buddista d’Italia. Le varie scuole buddiste, i riti, il tempio, va bene. Qualcuno, però, si chiedeva “Se voi volete mangiare la carne, perché la fate tanto lunga nel cercare una ragione? É buona? Perché bisogna inventarsi la storia della reincarnazione, del dare la possibilità a quella povera bestia di poter rivivere in una forma di vita superiore? E mangiala e basta!” Sì, ok. Che ci possiamo fare? Gli animi di enogastroiris sono un po’ così, grezzi e materialisti, ma capaci anche di commuoversi di fronte ad altre parole, altre esperienze, altri paesaggi. Di fronte ad un pezzo di carne e ad un bicchiere di vino ritrovano semplicemente il gusto per la vita. Caterina


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