Resoconto - Monte Terratta da Pescasseroli

domenica 5 ottobre 2008

A Marina e a tutta la compagnia di disertori.

Guerrino dice che “se la sentiva”, se la sentiva che sarebbe stata una giornata di sole; noi gli abbiamo fatto presente che, se avesse sentito i tg-meteo degli ultimi sette giorni,avrebbe saputo che domenica 5 ottobre il sole avrebbe spaccato le pietre e i prati di tutt’Italia. Ma Guerrino, si sa, vive sempre un po’... tra le nuvole... Dunque: Guerrino e, ancora, io e Nadia, Giuseppe e Patrizia più i loro amici Donatella e Paolo, che forse stava vivendo un turno di assorto silenzio (da cui: taciturno), Andreas e la sua amica Antonella, i coniugi Tribioli Alessandra e Bruno, il testa-coda che ci accompagnava: Alessandra sempre avanti, Bruno a vigilare sugli ultimi.

La solita sosta a Pescasseroli fra le novemmezza e le dieci (e solita pizza, croccante fuori e morbida dentro). Da qui abbiamo preso, sempre in auto, una strada sterrata per la Canala, dove le auto hanno trovato un assorto riposo. Percorrendo una fitta faggeta abbiamo toccato il Rifugio di Pratorosso, cosiddetto perché al tempo delle fragole quello è il suo colore!

Dopo due ore di cammino in lenta e costante ascesa, siamo usciti dalla faggeta (i metri erano circa 1650) e cominciava la fase di più intenso inerpicamento: è qui che Donatella e Paolo hanno deciso di fermarsi a godersi il meritato (?) riposo: li avremmo riagganciati al ritorno.

La salita è durata ancora per un’ora e mezza, quando finalmente col vento che ci sferzava abbiamo raggiunto la punta sud de La Terratta (circa 2.200 metri): tutti al comando di Bruno, ad eccezione di Alessandra e Andreas, che già l’avevano scalata e perciò si avviavano alla conquista della punta nord.

Alle due la meritata sosta-pranzo al riparo dal vento e baciati dal sole con i soliti panini e frittata, la novità dei biscotti alla “segatura” (ma loro li chiamavano in modo diverso), stecche di cioccolata, strudel alla verza e crostata alle visciole di Sandra, robusto vino rosso di Bruno.

La discesa è stata per la stessa via di salita: tranquilla e chiacchierata. Scesi in prossimità della faggeta, ci aspettavano Donatella e Paolo, veramente riposati. Raggiunte le auto, Nadia ha raccolto i cinque Euro di quota (5 per 9 = 45) e si è accorta di aver perso il porta-patente e l’annesso Bancomat, forse alla pompa, dove aveva fatto benzina (no, benzina è un modo di dire: in verità, aveva fatto gas).

Ma poi, durante la corsa verso la pompa, Nadia ha allungato la mano e l’occhio verso la bottiglia d’acqua e ha felicemente intravisto, sotto la bottiglia, il porta-patente che, sorridente, occhieggiava. Tutto è bene quel che finisce bene. E così spero di voi tutti. Ma ammazzeve se ve fate vivi! Gualtiero.


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