Resoconto - Sui sentieri dei Lucretili

domenica 3 febbraio 2008

Alle otto il primo appuntamento al Largo della Primavera; alle 8,45 il secondo all’uscita Vicovaro-Mandela dell’Autostrada per L’Aquila-Pescara: qui incontriamo altri escursionisti con sci di fondo, che salutano e baciano Nadia e Elsa, che - come le capita da un po’ di tempo - mi chiede: “Ma quelli chi erano?”. Alle nove – in venti, nonostante le cattive previsioni – arriviamo a Rocca Giovine, paese di quasi trecento anime (e altrettanti corpi, si suppone) con una bella fontana dell’ottocento in Piazza Vacuna, in onore di una dea sabina, cantata da Orazio (che qui e a Licenza la faceva da padrone) e che i Romani eressero a dea del riposo dai lavori campestri).

Dopo il solito caffè (o cappuccino con cornetto o caffèdorzo o...) comincia l’escursione e in due ore arriviamo a Fonte Campitello; arriviamo sgranati: in testa Gualtiero, Andreas, Benedetto, Eugenio; e appresso – una ventina di minuti dopo – tutti gli altri, che intanto commentavano: “Meno male che con Gualtiero c’è Andreas, così non si perde”, e mentre così commentavano, erano loro che sbagliavano strada; ma non si perdevano d’animo, ritrovando, dopo un centinaio di metri, la diritta via, superando quello stato di incertezza, “ove per poco il cor non si spaura” (sempre grande l’Alighieri).

Alla mezza tocchiamo la Croce del Monte Guardia: seduti in un pendio scosceso, per prendere meno vento freddo possibile, consumiamo in mezzora il frugale pasto: molte specie di frittata (con zucchine, con broccoletti, con cipolla...), rosette o fettone di pane (con prosciutto o salame), frutta, dolci (loacher, cioccolate fondenti). Pioggia, intanto, quasi niente; e ringraziamo Elsa, mentre sappiamo che a Roma piove intensamente (peggio per chi non è venuto).

All’una si riscende. Gualtiero e altri cercano di sbagliare strada, ma il gruppo li richiama. Si procede slittando sul fango e Cinzia, dopo un brevissimo, veloce pattinaggio, va giù poderosamente di culo. Già: in ogni escursione se ne vedono di tutti i colori... Ma sì, di mantelle: la battuta è di Andreas, il quale a noi italici pone una ardita questione linguistica, dicendo che non riesce a spiegarsi perché il pesce spinato è il “pesce senza spine” e il filo spinato è il “filo con le spine”; a chi l’ardua sentenza? Wikipedia e Zanichelli, da me consultati, non sciolgono il dilemma.

A proposito di ardua sentenza, un po’ tutti, senza dircelo, rivolgiamo le nostre preoccupazioni ai giorni venturi, quando Marini rimetterà il mandato, ingaggeremo una furibonda battaglia elettorale e ri-piomberemo di nuovo sotto la cappa Berlusconi – Bossi – Fini e Casini, le banderuole – Bondi, il curato di campagna – Tremonti, sotuttoio – Cicchitto, la dentiera – Calderoli sprizza salute e furbizia – Castelli il furbetto – Gasparri sputa...fiato - La Russa, detto Mefisto – Buttiglione, detto “L’aborto sono io!”...

Due ore e venti e siamo di nuovo al baretto (meglio, bargrammo: scusatemi, questa è mia) di Piazza Vacuna, dove apprendiamo che la Roma le sta buscando dal Siena: incredibile dictu (che significa: incredibile a dirsi; come, la volta scorsa, “bene pasti, bene poti” significava “dopo aver ben mangiato e ben bevuto”; promesso, da adesso – dopo una citazione latina - metterò sempre la traduzione a fronte. Sine ira et studio (Tacito), senza prendermela e senza malizia. Statene certi: di me ci si può fidare.

Un pensiero affettuoso a Marina e famiglia. Gualtiero


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