Resoconto - Monte Lupone sopra Segni (Monti Lepini)

sabato 14 novembre 2009

Dicono: il peggio non muore mai. Ma per noi, che abbiamo partecipato all’escursione di Monte Lupone, il peggio è morto...

Appuntamento a Largo Primavera. Puntuali, si presentano Elsa, Gualtiero, Luciano, Nadia, Guerrino, Giuseppe, Alessio e le due sue amiche, Donatella e Alessandra (new entries); Andreas (la guida), Flavio e Emma ci aspettano al supermercato COOP di Colleferro. Aria frizzante, ma tempo bello: situazione assai diversa dall’escursione al Monte Lupone dell’anno scorso, quando i partecipanti presero tanta di quell’acqua da ricordarsene per tutta la vita: basta dire che al ritorno dovettero comprarsi - al supermercato di Colleferro - mutande, calzoni e magliette di ricambio; un particolare di pregnante solidarietà: Nadia, la Presidente, ebbe in prestito una calzamaglia di lana, che la salvò da sicuro intirizzimento.

Da Colleferro in macchine (tre) ci avviamo ai “Campi di Segni”, da dove comincerà l’escursione. Salita tranquilla, che in tre ore ci porta in braccio al Lupone. In cima Andreas, dotato di bicchieri di plastica e bottiglia, ci riscalda con vino rubino. Dopo il solito, frugale pasto, anche la discesa procede tranquilla: a mezz’ora dalla conclusione, io raggiungo la testa del gruppo: Andreas (maniche di maglietta corte e corti i calzoncini, dal passo sempre lungo e veloce), Elsa (quando non ha le vertigini, se non è prima, morde il freno dietro alla guida), Emma (che si è presentata ringiovanita di vent’anni: perché è andata in pensione?), Donatella e Alessandra (che hanno fatto ciù, ciù, ciùper tutto il percorso, parlando di pietanze e di letteratura, robetta da gnente come Dostoevskij), Gualtiero (il solito impiccione), Giuseppe (che, in assenza di Patrizia, può anche esser chiamato Peppe). Dopo qualche minuto arriva Guerrino (col suo passo sembra sempre lì,lì per acciaccare uova) e poi... Poi?

Cinque, dieci, quindici minuti; ma non si vede nessuno. Mancano Flavio (si è perso dietro il fumo delle copiose sigarette, che consuma anche in escursione?), Nadia, Alessio e Luciano. Che sarà successo? Il sentiero è ben segnato, non possono aver sbagliato; che qualcuno abbia avuto un malore? Che si fa? Ovvio: li cerchiamo con il cellulare (“lo cercano”, perché io questo strumento salvifico non ce l’ho...). “Ma non c’è campo”, dice Donatella che di cellulari-salvagente ce n’ha due. “Manco ‘na ‘ntacca”, conferma Elsa, consultando il suo Nokia. Chiamiamo Bertolaso? Ma se non c’è campo!? Scendiamo al piano e invochiamo soccorso? Dopo concitate consultazioni, Andreas (è lui la guida, d’altronde) va alla ricerca di quelli che ormai consideriamo “dispersi”... (la parola mi mette un brivido per la schiena: come affronteranno la notte?). Passano i minuti e Andreas non ritorna. Guerrino grida “Andreaaa, Andreaaa”, ma Peppe gli fa: “Se non pronunci anche la “esse”, non capisce che chiamiamo lui” (sdrammatizzare il dramma è sempre funzionale al morale del gruppo...).

La pattuglia di testa, ormai senza capo..., né coda, decide di procedere verso i prati di Segni: dove arriva estenuata e dove Nadia, Alessio, Flavio e Luciano sono già arrivati: infatti, si sono buttati, impavidi e sprezzanti del pericolo, giù per dirupi e canali. Intanto a passi lunghi e svelti sta arrivando anche Andreas, guida solitaria sceso chissà da dove. Insomma, che era successo? Era successo che Flavio, fra i fumi delle sigarette, aveva perso il sentiero e gli altri si erano persi appresso a lui: cioè, come è buona norma di quelli di Arcoiris, senza perdersi d’animo, s’erano persi e basta...

Ma come in una bella favola, tutto è bene quel che finisce bene. Alle prossime volte, però. che il gruppo resti unito; e, soprattutto, si proceda a vista. Fumi di nebbia e di sigarette permettendo. Vostro aff.mo Gualtiero.


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