Resoconto - Monte Pizzuto

da sabato 31 ottobre a domenica 1 novembre 2009

Poggio Mirteto, ridente cittadina…

…ma per me, Elsa e Luciano, arrivati allo Scalo di Poggio Mirteto prima delle nove, in anticipo sulla tabella degli appuntamenti, c’era poco da ridere, perché l’aria era rigida; e l’arrivo di Rocco ci ha scaldato il cuore, ma non le membra… Durante la frigida attesa è cominciata la serie delle chiamate via cellulare (ma una volta come si faceva?). Luciano chiama Nadia, che già stava all’ostello di Poggio da venerdì sera con Betty; e Nadia ci informa che Patrizia e Giuseppe non stanno, come convenuto, a Poggio con lei, perché rimasti a Roma, al funerale di un loro caro amico (sarebbero arrivati soltanto sabato sera). Intanto arrivano allo scalo Tonino e Laura, ma non Benedetto e Diana: come mai? Luciano chiama Nadia: e Benedetto? Nadia cerca – al cellulare, no? – Benedetto; poi chiama Luciano: Benedetto ha sbagliato strada, ma sta arrivando allo scalo. Però non arriva. Luciano chiama Benedetto: perché non arrivi? Sto arrivando, prima mi ero diretto direttamente a Poggio, ma adesso arrivo tra un minuto… E, finalmente, Diana e Benedetto arrivano. Chiamiamo Nadia: stiamo salendo a Poggio (la ridente cittadina e i suoi 5.000 ab. circa stanno a 246 metri s.l.m.). Arriviamo in piazza, ma non avvistiamo Nadia e dobbiamo proseguire per non intralciare il traffico. Luciano chiama Nadia… Insomma si son fatte le undici, quando possiamo cominciare la salita per il monte Pizzuto… Per un’ora si procede ranquilli, l’ascesa è dolce, la temperatura anche. Poi la salita si fa dura, anzi molto dura e Elsa, siccome pensa che stiamo a un’altitudine di almeno 1.700 metri, comincia a farsi girare la testa; e sbianca; non la testa, quella no, che è già bianca di suo… Comunque verso l’una e mezza arriviamo a una forcellina assolata e senza vento: hic – pensano Elsa e Laura – manebimus optime (e chi non sa il latino? peggio per lei/lui). Il Monte Pizzuto è inondato (ma le onde che c’entrano?) dal sole; consumiamo il solito pasto frugale di montagna a 1.288 metri di altezza e riscendiamo tranquilli. Ma Benedetto e Rocco alla nostra flemmatica andatura proprio non ci stanno; e ci mollano… Ma in due orette, al seguito dei due in fuga, arriviamo anche noi alle macchine; di Rocco e Benedetto però non c’è traccia. Aspettiamo qualche minuto che i due furbetti escano fuori, ma poi Luciano e Nadia tornano indietro e cominciano a strillare ritmicamente: “Roccooo! Benedeeettto!”. Gnente.. Che dovemo fa? Chiamare il 113? Avvertire Bertolaso, visto che ormai per tutti i rimedi ce sta lui? Meno male che a un certo punto, da più su, compare Benedetto, incappucciato per non farsi riconoscere; voi lo capite: due espertoni come lui e Rocco che si sono persi… In realtà – raccontano - si son dovuti allontanare dal sentiero, perché inseguiti da una muta di cinghiali… Ah! ah! ah! Arrivati a Poggio Mirteto, attraversiamo la piazza centrale ed entriamo nel “borgo”, dove si trova l’ostello; Nadia ci assegna le stanze e ci dà l’appuntamento per la cena, che consumiamo in un agriturismo a qualche chilometro sotto lo Scalo. Lauta magnata, a base di orecchiette, fettuccine, polenta (io spiritosamente avevo chiesto: che la porzione non sia modica; e loro me ne hanno portata uno scifo con una mezza chilata)…; antipastini a base di formaggi e coratella. A fine cena dolce e spumante, offerti da Lucilla e Luciano per il 25° della loro conoscenza (si sussurra: “biblica”). Dopo cena Rocco deve far ritorno a Roma: speriamo che non si perda.

Ecco la giornata di domenica: alle 8,30 colazione allestita da Nadia a base di latte, caffè, tè, pane, biscotti, fette biscottate, marmellate fatte in casa…; alle 10,30 visita al complesso basilicale di Farfa (che vi siete persi! la guida era un pezzo – robotico - a sé); alle 11,30 bighellonaggio per il villaggio attorno al monastero, ma dentro la cinta; dove si svolge un animato mercato artigianale e delle pulci: si poteva acquistare anche un colabrodo del XIX secolo! Poi ci trasferiamo all’oasi tiberina di Nazzano, dove facciamo pic-nic e poi due ore di camminata lungo un sentiero “natura”. Verso le sedici rientro alla spicciolata: Roma latrina, sentìna (vi ci metto l’accento, così non dovete controllare sul vocabolario…) di ogni vizio e vizietto, Roma còòòre de sta cittààà, ci aspetta con le sue larghe braccia aperte. A Nadia un grazie grosso così per queste due bellissime giornate, che mi hanno mandato in “visibilio” (dicono che dobbiamo usarla questa parola – anche con i tempi che corrono? - se non vogliamo perderla). Vostro, dolce come sempre, Gualtiero.


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