Resoconto - Il sentiero dei due laghi

domenica 13 dicembre 2009

Marina mia, stavolta ci mancavi solo tu e qualcun altro: ho contato ventinove presenze, che non te sto a mentovà, pe’ no’ rubbà spazio al resoconto. Primo appuntamento alle otto e mezza a largo della Primavera (... e perciò eravamo manco una decina; e ridaje co’ lo stesso disco...), il grosso ci aspettava nella ridente, aprica cittadina di Nemi. Da lì per 200 metri di dislivello siamo scesi al lago Omonimo (lo sai che in Italia, ma non solo, ho trovato tanti posti che si chiamano così?). Qui è situato il Museo delle Navi: di Caligola, imperatore dal 37 al 41, quindi dopo Cristo, e cosiddetto perché amava calzare le calighe, tipici calzari militari; un tipaccio completamente pazzo a detta di Svetonio (75-140 d. C.).

Delle due navi una gli faceva da casa di villeggiatura, assai di lusso, e l’altra forse era un tempio galleggiante, dedicato a Diana, che da quelle parti aveva un Santuario. Devi dunque sapere che queste due navi, recuperate dal fondo del lago nel 1928, previo prosciugamento dello stesso (poi dimme che il Puzzone non ha fatto gnente!), furono distrutte dal genio tedesco nel 1944. Tutte notizie – e altre che tralascio – forniteci da un ragazzo-guida, in un’ora di vivace e puntuale esposizione (grazie Luciano per questo regalo domenicale).

La risalita dal lago è stata un po’ dura, ma con un’oretta siamo risaliti in cima. Da qui abbiamo intrapreso il sentiero che in circa novanta minuti ci ha portato a una terrazza affacciata sull’incantevole e ridente lago di Albano (o di Castel Gandolfo: dipende da dove ti metti): rive scoscese e ridenti (anch’esse), “pittorescamente ammantate di querce e castagni” (annotazione non mia, ma della Guida rapida d’Italia, T.C.I.).

Fatto il solito pranzo frugale, innaffiato dal vino offerto da Marina Conti, siamo ritornati sui nostri passi: a Nemi, dove c’è l’imponente, rinascimentale Palazzo Ruspoli; e bar e pasticcerie, che offrono delicati dolci a base di fragole, che, penza tu, nel mese di giugno ci fanno pure la sagra. Puoi immaginare facilmente con quanta devozione la comunità di Arcoiris si sia dedicata alla degustazione di queste leccornìe (mi raccomando, l’accento giusto, non come sentivo pronunciare da alcune persone, mie colleghe, docenti di Lettere). Alle 16,30 i soliti baci e arrivederci. Arrivederci magari all’uscita di gennaio, “passeggiando per la Garbatella”, dove io farò da supporto storico alla - ferratissima sull’argomento - Katharina Gasterstadt, che anche dal nome risulta chiaramente una del luogo. Speriamo bene. E Buon Anno. Gualtiero


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