Resoconto - Nei boschi della Sabina

domenica 5 dicembre 2010

Bandolo alle ciance, come diceva quel mio amico contadino, che parlava fino, perché si supponeva colto: Arcoiris non è certo un’accozzaglia di gente che mena il can per l’aria, come diceva quell’ altro. Noi siamo vivi e vegetali, siamo un’Associazione del “fare”, come il nostro governo. La volta scorsa al Museo, stavolta tra la neve delle pendici del Tancia! La neve: già sotto ai mille metri ne è comparso un soffice, leggero strato, che poi a raggiunto gli otto-dieci centimetri, man mano che si saliva alla zinna (dal tedesco: “zinnen”).

Breve discussione fra i 15 partecipanti, se si dovesse pranzare alla vetta, sotto la croce, o prima riscendere; vince la prima opinione; ma arrivati lassù, il panorama era non piusultra, come dice quel mio amico, ma il freddo, che a qualcuno stava provocando un certo mal di tancia, ci si portava via: perciò, tutti d’accordo, siamo ridiscesi, trovando più in basso un angolino assolato e senza vento. Abbiamo “squadernato” (per restare su un registro intellettuale) i nostri panini, le nostre banane, le nostre mele... Un momento: c’è chi (e non farò il nome di Andreas) ha sfoderato coltello e porchetta, per chiudere, dulcis in fundo, con un marzapane “compresso”, che ogni fettina pesava qualche etto.

Ma noi non siamo soltanto gente che gozzoviglia, anche se un po’ lo siamo; siamo anche persone che guardano e ammirano il panorama, che era così distribuito: ponendoci sulla cresta, a sinistra il Terminillo, che era così bianco che tutti ci chiedevamo come mai: sulla destra, in fondo in fondo, il lago di Bracciano, e poi rami del Tevere; il tutto sotto un cielo terso; di sicuro, Elsa – che iddio la benedica – seppure assente, intercedeva per noi.

Prima ho usato il termine “sfoderato”: bene, la parola aveva suscitato una discussione linguistica di altissimo livello. Kathy (ricordatevi che è una “alemanna”!) sosteneva che la fodera è una cosa che sta all’interno di un vestito, di un giubbotto, insomma una cosa che sta “dentro”; io a spiegargli che “foderare” significa “ricoprire”, “avvolgere” e che, quando eravamo piccoli studenti, le mamme ci “foderavano” quaderni e libri, che noi immancabilmente imbrattavamo con le briciole del “pane all’olio”. Lei ha detto che avrebbe consultato i suoi cinque vocabolari linguistici: e poi ti chiedi perché i tedeschi viaggiano a 3,5 di pil, mentre noi arranchiamo sotto l’uno per cento!

Dicevo prima della discesa, per trovare un angolo riparato dal vento: bene, quei primi venti minuti di discesa sono stati laboriosi, perché c’erano delle roccette strette e longitudinali rispetto al piede che scendeva, acuminate e in parte ricoperte di neve, sicché qualcuno e qualcuna si sono trovati a disagio; una di noi, in particolare, ci camminava sopra, quasi che le rocce fossero strati di uova fresche.

Fatto un anello, siamo tornati dove avevamo lasciato le macchine: bacia questo, bacia quella, siamo saliti ognuno sulla sua auto, ma poi ci siamo ritrovati in un agriturismo più sotto di un centinaio di metri, dove oltre a caffè, tisane, tè e caffellatte, abbiamo spazzolato un canestro di variegate ciambelline: all’anice, al vino, semplici acqua e farina. E Kathy, magari, andrà sul vocabolario a vedere “spazzolare”. Ciaoooooooooo!


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Il calendario Arcoiris 2018 è in preparazione: visite urbane, gite giornaliere in montagna, week-end in rifugio, trekking. Non mancate!