Resoconto - Val d’Orcia

da venerdì 5 febbraio a domenica 7 febbraio 2010

Grigio il cielo; e nebbiolina tutt’ intorno a noi; svelta e argentina picchiava la pioggerellina, anche se di marzo ancora non era…

Mi rendo conto, Marirotta mia, che questo incipit male si addice alla nostra comunità, sempre abbagliata dal sole, se Elsa è con noi; e sempre piena di vitale allegria, quando ci sono (e c’erano) Giuseppe Dellemassime, Tonino Beicapelli e Massimo l’Elettronico. Pensa te che, quando qualcuno s’è chiesto dove mai sfociasse il fiumiciattolo Asso che Lucignan lambìa, uno del trio flemmaticamente disse: “nella Manica, naturalmente”. Ma l’hai capita, Marì? L’Asso nella Manica!

Devo dire – nota molto personale – che quella atmosfera, desolatamente triste, ben s’addicea a lo mio spirituale stato, poscia che proprio la mattina di venerdì per via postale l’avvocato di controparte mi informava che l’essere stato investito da sciagurato autista e, senza sensi, all’ospedal portato, mi costava sopra i quattromila euro, … “per non essere secondo il giudice - il fatto veritiero”. Dico 4.138 euro, ben al di sopra di tre mie pensioni. Dura lex, sed lex, Silvio mio…

Ma a noi tornando, la fattoria il Poggiòl nomata, dove per trenta eurodenari a notte procapite alloggiato abbiamo, assai comoda e funzionale era, con salone-cucina nell’appartamento dei Baldini, dove in 21 comodamente manducato abbiamo (al costo cadauno di soli dieci miseri euro per due cene, due colazioni; e il pranzo al sacco del die domenicale).

Il menù della cena del venerdì – riprendendo ora un linguaggio meno consono alla fattoria, ma per noi più comprensibile - è stato opera di Lucilla, che ci ha propinato pasta alla amatriciana, frittata in trippa (che la trippa non c’entra niente) tagliata a strisce insugate, insalata, frutta, dolci e vini a volontà (chi ha portata una cosa e chi un’altra; io gnente).

Non ti dico la colazione di sabato; anzi te la dico: latte, caffè, tè, tisane, succhi, marmellate, pane (per Elsa che mangia all’antica), fette biscottate e biscotti; e, inoltre, avanzi della sera prima: sbriciolata, crostata cacao e ricotta; e, ancora, un dolce preparato da Patrizia Mauracher: una specie di plum-cake (che è inglese e non c’entra gnente, Tonì, co’ quello che se po’ penzà). Già la sera del venerdì alcuni (altri sabato sera) hanno visitato il borgo S. Quirico: bella collegiata medievale, un poderoso Palazzo Chigi, un’incantevole chiesetta, mura maestose e leggere come ali di colomba (lo senti il violino in sottofondo?). C’era anche una sezione del Partito Democratico con affissa l’Unità del giorno: e poi dicono con disprezzo ma dove sta l’opposizione …

L’escursione di sabato che si doveva svolgere sui 18 chilometri, l’abbiamo sospesa al dodicesimo, perché bagnati, anche se non domi. La cena, della quale io m’ero dato incarico, l’abbiamo acquistata alla coop del luogo (io che - sentenzia il Musumeci - indicavo di comprare “questo e quello”, Caterina, Giuseppe il Musumeci per l’appunto e Pino, che da quando spicca inglese si fa chiamare Paino e Paino è il fulcro del suo indirizzo e-mail). Poi Lucilla ha preparato il sugo, Livia e Massimo le salsicce e gli spiedini, Patrizia Moretti (e, via via, altri) la bruschetta. A chi maliziosamente notava che la cena, di cui mi ero incaricato, altri l’avevano allestita, ancora una volta replicavo che è importante non solo il “fare”, ma anche il “far fare”…

Domenica: colazione come sopra; ma abbagliati dal sole, che splendeva in un ciel turchino sui dolci paesaggi senesi. Non ti sto a dire i riferimenti ai paesaggi di Giotto, di Duccio, ecc., scontati del resto, in considerazione degli altissimi livelli culturali della nostra comunità. Pèèèpperepèèè!

Alle 9,45 partiva l’escursione che, lungo un anello di una dozzina di chilometri, ci avrebbe portato prima ai Vignoni di sotto, poi a quelli di sopra e, infine, di nuovo a S. Quirico. Arrivati al parcheggio, baci di qua, baci di là, “ci vediamo alla prossima”; ma tu, cara Fanciulli, che non sia fra un altro po’ d’anni, sennò faccio di nuovo confusione se chiamarti Lucia oppure Maria… Ma poi diceva Manzoni che i nomi sono puri, purissimi accidenti: figurarsi con l’avanzare degli anni. A nome di tutti “Grazie Luciano (e grazie Lucilla) per questi incantevoli siti” che con le mie pretenziose amenità ho sfrontatamente infangato… Gualtiero


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