Resoconto - Monte Serrone

domenica 23 ottobre 2011

Brrr… Primo freddo stagionale. Ormai… al largo della Primavera, ci vediamo alle 7 e mezza di domenica 23 ottobre: siamo io, Nadia, Lamberto e le Sorelle Carlomagno, Isa e Luciano Cantisani. Dalle parti del Parco Nazionale la temperatura è ferma ai due gradi. Arriviamo a Villavallelonga (m. 1005), dieci minuti prima delle 9,30 – ora dell’appuntamento – dove convergono Patrizia e Giuseppe, e Bruno (il conduttore) e Sandra Gambalunga, sua degna consorte, anzi di lui più veloce. Solito cappuccino al cornetto nel bar della piazzetta, dove stanno allestendo un variegato mercatino; solita pipì per gli incontinenti (oltre la metà).

Ci spostiamo ancora con le auto sotto il monte Serrone (che fermo sta oltre i mille e ottocento metri) e comincia un’intirizzita ascesa. Sono le dieci. Inizio dolce e spianato per un lungo viale, che ci consente un’oretta di gradevole andare, dove ognuno cazzeggia come gli par; veramente Anna e io, prendendo spunto dal suo convivere scolastico con la odierna gioventù, facciamo seri e grossi discorsi antropo-socio-economici e culturali sui giovani di ieri, di oggi e di domani.

Ma poi il sentiero si fa mano mano, anzi piede piede, più duro; a ognuno la voglia di parlar vien meno e seco pensa al dì del suo negato riposo. A me risuona il motto della vecchia zia: “Ma steteve alle casi vostre!”. E, fra me e me, dopo decenni di superiore sarcamo, le rispondo: “Cazzo zi’, ma t’ avessi raggione tu!”.

Per salire, devi veder bene dove metti lo scarpone, tra sassi aguzzi e rami traditori. Sandra, a dire il vero, ci alleggerisce lo sforzo, precedendoci e togliendo i rami per via. Sia come sia, dopo tre ore usciamo dal bosco e alla vista ci appare un groppone, un centinaio di metri più alto: Bruno parla di una croce alla sommità del monte, io non la vedo, ma non è importante; importante è che siamo arrivati…

Invece non siamo arrivati per niente. Giunti, dopo tre ore e venti in vetta al groppone c’è una vallicella e poi una salita che si inerpica su, su, fino al Serrone e alla sua croce; veramente la croce è la mia, che proseguo a fatica e Bruno che se n’è accorto mi tiene a vista. Ma a questo punto gli faccio: “Bruno vai su tu; che a me mi viene da… piangere”. Bruno va a raggiungere il gruppo, dal quale però si staccano Patrizia e Anna che tornano verso di me. Anche loro esauste, sfibrate, e le “gambe legnose” (Patrizia).

A noi tre continua a rallegrarci un tiepido sole, che accompagna il nostro sbocconcellare panini con frittata, verdure e formaggi. Panini così freddi che risultano pressoché insapori. Anna, alla fine del pasto, tira fuori una morbida torta alle pere…

Alle quindici (ma al mio centro anziani devo dire alle tre, se no traducono “cinque”; infatti avevo scritto su una locandina “a partire dalle 16,30” e mi hanno chiesto fra il sorpreso e lo scontento: “ perché se ne dovemo annà (partire) alle sei e mezza?”… Alle quindici – dicevo – il gruppo si ricompone e comincia la discesa, che in due ore ci riporta a valle. Qui si fa un po’ di educazione ambientale, si parla di alberi velenosi, sissignori si parla del tasso. Di che tasso si parla? Eh sì, perché ci sono tassi di diverse “speci”. (Sono dovuto andare sul vocabolario, perché il “compiuter”, come scriveva la maestra dei miei nipoti, mi sottolineava la parola in rosso). Comunque, tasso dopo tasso, ritorniamo alle macchine. Un bacio qua, un bacio là e tutti a casa. Alla Prossima. Gualtiero


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