Resoconto - Trekking urbano a Roma

domenica 22 gennaio 2012

“Borgo antico – dai tetti grigi – sotto il cielo opaco – io ti invoco…”: così recitava una canzone di quand’ero ragazzo (voce di Oscar Carboni); e oggi è questa la mia invocazione, di ritorno dalla visita al borgo, sulla quale voglio raccontarvi l’essenziale. Innanzitutto, c’era un cielo grigio e opaco sopra quel borgo antico. E tanto antico che la parola “burg” l’ hanno importata i pellegrini provenienti da Sassonia, Tirolo, Austria, Terra d’Anglia… che, perché fossero protette e assistite le masse stanche e affrante dal lungo viaggio e bisognose perciò di aiuto e ristoro, fondavano chiese e ostelli, ospedali e lupanari. Emblematico sotto questo profilo il borgo “Santo Spirito in Sassia” (borgo equivale a via), dove nasce la Chiesa di Santo Spirito nel 726, dono di un reuccio regionale inglese, che folgorato dalla Grazia rinuncia al suo piccolo trono e si fa monaco in Roma; ma dove nasce anche il primo grande ospedale di Roma e, forse, del mondo (attendo conferme o… sconferme da Claudio Miano). Se ci fossero anche postriboli popolari non lo so; certamente nelle vicinanze c’era il casino (absit iniuria verbis, non ci sia malizia nelle parole) di Fiammetta, che già amante del cardinal Ammannati, dal quale in virtù delle sue grazie aveva ricevuto in dono il casino, vi ospitava il cardinal Cesare Borgia, uno dei quattro figli del… papà Alessandro VI Borgia…

Sarà per questi excursus gossippari, sarà perché il Belli, recitato da Caterina Busetta e Bruni Tonino (Bruto, allusivamente rubricato nel mio cellulare: a proposito, 392.6193826), non si risparmia nello svillaneggiare preti, papi e cardinali, fatto sta che a me ogni tanto veniva meno la voce, nonostante le liquirizie di Lucilla, e i versi del Belli recitati da Bruto con voce stentorea erano sovrastati dalle fragorose e minacciose campane meridiane (erano le dodici!) del Vicolo del Campanile (il campanile di Santa Maria Traspontina, cioè oltre il Ponte Sant’Angelo). Santa Maria è la chiesa che i bombardieri del “Castello”, ai quali appartiene la prima cappella di destra, pretesero con la cupola bassa e perciò senza tamburo, perché non fossero ostacolate le loro cannonate di prova verso il Gianicolo.

Tornando un momento a Borgo Santo Spirito, c’è da dire che ha molto colpito le nostre fantasie la sopravvivenza di una botte girevole che dà all’interno del Santo Spirito, botte dentro la quale venivano abbandonati i neonati indesiderati: circa 3 000 l’anno recitano le fonti, circa 8,2 al giorno, che a me, femminismo a parte, sembra un numero un po’ spropositato per quella che poteva essere la popolazione della Roma di quei tempi. E, comunque, un bel numero, che fanno di Roma una città di poeti, di artisti, di statisti… e di ragazze madri; il padre, come si sa, semper incertus, ma sicuramente quasi sempre un mascalzone.

Al ponte Sant’Angelo, dove si svolgevano le esecuzioni capitali sotto la regìa di Mastro Titta, Caterina e Tonino hanno letto qualche sonetto del Belli, che – da un lato - descrive spettatori entusiasti delle esecuzioni e – dall’altra - il dileggio e la severa condanna di quei mattacchioni dei giacobini convinti “che er giustizzià la gente è da tiranno”. Del resto, è risaputo che lo spettacolo della ghigliottina fin dai tempi della Rivoluzione Francese veniva assaporato e gustato da tanti uomini e donne del popolo: queste, in particolare, per unire sempre al dilettevole anche l’utile, usavano, durante le esecuzioni, sferruzzare alacremente a maglia: si chiamavano “les tricoteuses”. Dopo queste ultime riflessioni non solo tristi, ma truci e sgradevoli, un po’ di conforto ci voleva: perciò è venuto a proposito il gradito pranzo, offerto da un ristorante gestito da una suora di assai gentile aspetto (“benignamente di beltà vestuta” avrebbe detto Dante), che con l’aiuto di due volontari immigrati, agili e discreti, ha placato le nostre brame gastronomiche. Per finire, come da consuetudine, i dolcetti di Lucilla e le altre, il resoconto economico-finanziario-solidale di Elsa e quello escurionistico-immaginifico di Marina Conti con il supporto tecnico al solito perfetto di MaxMiano. Grazie, grazie e grazie alla Presidente, sempre cara Nadia. A voi tutti un caro “alla prossima”.

Gualtiero.

Roma, 24 gennaio 2012.


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