Resoconto - Forca Resuni

da sabato 9 giugno a domenica 10 giugno 2012

Abruzzo, Parco Nazionale: il parco che noi romani conosciamo a menapiede; specialmente i cinquanta-sessantenni, che nel parco (Valfondillo, la tendina, magari la pistoletta) hanno fatto i primi passi eco-sex-politico-rivoluzionari.

Appena ci metti i piedi, il verde, il giallo, il rosso, l’azzurro, il camoscio, il cervo, i faggi secolari ti entrano negli occhi, nelle orecchie, nel cuore.

Buona parte, una quindicina, ci troviamo ad Alfedena già dal sabato sera, per tenerci pronti all’escursione di domenica, che – come sapete – comprendeva la salita dalla Val di Rose (oltre tre ore) e la discesa per la Jannanghera (altre tre orette).

Capite quindi che da qualche parte si è cenato, sennò che “arcogastro” siamo? A cena c’erano anche Caterina, Lucilla, Massimo e Luciano che l’escursione l’avevano fatta nella giornata di sabato e sarebbero ripartiti per Roma domenica mattina.

Domenica, alle otto e mezza, tutti pronti, anzi no: devono ancora arrivare da Luco dei Marsi tre persone: Andreas e i suoi due ospiti, Laura ed Edoardo. A questo punto, per i non partecipanti e quei partecipanti che non ricordano o non sanno tutti i nomi, perché alle presentazioni è difficile che li afferrino, elencherò i nomi restanti: io (Gualtiero) e Elsa, Patrizia e Peppe (detto anche Giuseppe), Bruno (guida atletica, dalla barba bianco-maestosa) e Alessandra, la erbborista teutonica consorte, Nadia, Paola, Antonella e Arriette (una gradita svizzera, dopo Andreas presenza antica, nel rispetto della nostra anima polietnica), Anna e Antonella Carlomagno, Livia e Pino, Rocco e i suoi compagni.

Alle nove meno dieci comincia l’escursione, chiedi a chi ti sta vicino se è tutto a posto, che ti risponde diciamo di sì e quel diciamo sembra alludere a qualche complicazione che non è il caso di approfondire. Fra odori e colori, saltellano topini di bosco, cinguettano uccelli e, sotto il costone del Resuni, pascolano camosci (o cerbiatti, boh?). Proprio sotto il costone (m. 1850 circa) a Elsa gira un po’ la testa, meglio che noi due ci fermiamo; gli altri proseguono, pranzeranno al sacco (ma io sacchi non ne ho visti mai, ho visto invece buste, carte oleate avvolgenti tocchi di porchetta, come Andreas sa bene...).

Verso le 16 e 30 il gruppo, sgranato, rientra a Civitella. Tranne Arriette e Antonella che, quando io e famiglia ripartiamo, ancora non si sono fatte vive; oddio, poi non ho saputo più niente di loro; ma il latino mi acquieta: NULLA NOVA BONA NOVA. Alla prossima. Gualtiero


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