Resoconto - Trekking urbano ad Ancona, più il Conero

da sabato 4 ottobre a domenica 5 ottobre 2014

Arcoiris fra cibo, mare e montagna

Arriviamo ad Ancona con una densità giapponese, a riprova che stiamo diventando sempre più pigri e cittadini che gagliardi e montanari… meglio una cena di pesce che un panino in cima? E dove s’annega il pensier nostro? Il pensier?! Primo appuntamento: cena al ristorante Gino (guarda un po’…) così ci diamo “anche” notizie organizzative (senza vergogna…) per fortuna che è il compleanno di Antonella, un bel brindisi e la faccia è salva!

La mattina di sabato si parte per la riviera del Conero con una passeggiata fino all’autobus. Attraversiamo il ghetto ebraico ricordando Vito Volterra, un’insigne matematico ebreo condannato ad una riedizione moderna della “damnatio memoriae”. È un primo assaggio di città. È proprio il caso di dirlo, infatti ci troviamo in un ben fatto mercatino di prodotti regionali ma stavolta non c’entriamo (a meno che Luciano e Lucilla non abbiano mezzi potentissimi a noi sconosciuti…).
Il sentiero che percorriamo è boscoso e in alcuni tratti disagevole, ma i panorami che apre sul Conero sono impagabili… Il mare ha colori che sfumano dal turchese all’azzurro più profondo, Portonovo è una località da favola, appoggiata sotto una scogliera altissima con lingue di sabbia bianca ai lati e con un bosco verde intenso che arriva fin sulle spiagge…

Alla Badia di San Pietro, sulla sommità del Monte Conero, ci fermiamo a mangiare. Sulle scale della porta d’accesso. Proprio come veri viandanti. Incredibile: qualcuno di noi è senza pranzo! È Fernando, l’assenza di Gabriella l’ha disorientato, ma figuriamoci se è un problema. Il soccorso gastroiris è immediato! La più organizzata è Paola… finanche bottiglia d’olio e sale!
La badia è del duecento, con un claustro intorno e una porta d'entrata che apre su una piazza antistante. È tutto di pietra locale che al sole splende dando al complesso una luce radiosa. Il posto poi, questo promontorio sul mare, è proprio qui che Caterina ci legge l'Infinito e non poteva esserci posto migliore.
Arriviamo a Sirolo nel pomeriggio e ci sparpagliamo per una visita al paesino. È un borghetto alto sul mare, pieno di storia soprattutto medievale con una piazza che si affaccia su una scogliera verdeggiante fino al mare. C'è vento e poco gente in giro, come in ogni borgo medievale che si rispetti.
Domenica andiamo in giro per Ancona. È una città che s'arrampica. Quasi più faticoso il trekking urbano che extraurbano. Partiamo dal basso, dal porto. Sarà perchè è domenica ma è ordinato e silenzioso. La flotta peschereccia riposa perfettamente allineata e pulita e si sentono solo i gabbiani. Anche due grandi traghetti stanno fermi. La camminata si snoda fra le piazze importanti della città, lungo vie strette e tortuose costeggiate da bei palazzi medievali oppure lungo viali più larghi, dovuti a sventramenti fascisti, con palazzi in stile razionalista. Luciano ci racconta di una “settimana rossa” di ribellione al fascismo e per me e molti altri questa storia è proprio una novità, la stessa "fama" di roccaforte comunista e anarchica è una novità. E tanto, probabilmente, le è costata visti i furiosi bombardamenti che l’hanno devastata.
La Chiesa di San Ciriaco, in alto sul porto, è la Cattedrale con i leoni dei ricordi di Luciano bambino che ci legge una pagina della sua infanzia con tono gentile e modesto perchè anche la sua modestia “non ha bisogno nè di affettazione, nè di boria”. Da questa splendida piazza-balcone il porto ci appare ancora più grande e silenzioso. I cantieri navali che negli anni ‘70 risuonavano di colpi di martello e cocci di bottiglie ora sono deserti. Soltanto una nave in costruzione. Dall’alto restano vive la sua dimensione gigantesca e l’idea di tanti lillipuziani intorno al corpo di Gulliver.

Arriviamo in cima al Parco del Cardeto, non senza passare davanti al rifugio antiareo colpito da una bomba nell'ultima guerra dove morirono circa settecento persone, in maggioranza donne e bambini. Il parco è alto sul mare e avvolge i due fari della città, quello antico e quello moderno. È il punto più alto di Ancona, con il mare a destra e a sinistra. C’è vento e il mare increspato ha colori ancora più sfumati, fino al violaceo… e il naufragar c’è dolce…
Riscendiamo ascoltando da Luciano la storia del cimitero ebraico che sale dalla collina sotto di noi. Il dibattito intorno al suo destino sembra vivo e interessante, ma lo sconforto è tanto davanti al suo grave stato di abbandono. Sempre così in questo nostro paese, se a volte riesci a intravvedere ciò che potrebbe essere, l’impatto con il reale è ancora più doloroso…
Alla Caserma Villarey ricordiamo l’ultimo episodio storico di ribellione anconetana: la rivolta dei bersaglieri nel 1920 contro l’occupazione dell’Albania, ricordata con una canzone che leggiamo, incapaci di trovare un ritmo che le si addica nonostante Elsa, coraggiosamente, ci provi.
La nostra passeggiata si conclude nella bella Piazza del Papa. La sua forma rettangolare e allungata sembra seguire l’adagiarsi della città sulla collina. Sale anche lei, componendosi di rampe e scalinate. Nella parte bassa il Palazzo del Governo, in quella centrale il megamonumento a Clemente XII, il Papa a cui la città deve la rinascita del ‘700, e infine, in alto, la chiesa di San Domenico, omaggiata dalle ultime e imponenti rampe di scale.
Ci salutiamo al centro della piazza, l’atmosfera serena che c’è fra chi ha visto e fatto cose belle. Un’ultima testimonianza di un principio fondamentale che per noi di Arcoiris – tornando al pensier iniziale – mette insieme cibo e bevande, mare e montagna, città e paeselli: “da soli non si va da nessuna parte”.

Rossella


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Il calendario Arcoiris 2018 è in preparazione: visite urbane, gite giornaliere in montagna, week-end in rifugio, trekking. Non mancate!