Resoconto - Chiusi

da sabato 23 maggio a domenica 24 maggio 2015

La dolce toscana etrusca e la malinconia dei suoi laghi

Ci salutiamo con il solito piacere di rivederci. Baci, abbracci, sorrisi ma espressione incerta… riusciremo a fare la nostra camminata domani? Come sarà? Intanto ci accomodiamo al ristorante. La cena è una buona cena paesana. È tutto fatto in casa, perfino la panna cotta! Paola, per dovere di cronaca (anche se poi il resoconto lo sto scrivendo io…) assaggia e riassaggia tutto. Una Gabriella intimidita (è la sua prima volta, dice Marina solidale affianco a lei) ci illustra il programma dell’escursione. Scopro che l’idea alternativa delle terme ha fatto proseliti. Paola (l’altra) me le descrive con gli occhi raggianti e Luca, zitto zitto, si fa dare un depliant dall’albergo. Lo prendo anch’io e me lo porto, infreddolita, in camera. Lo lascio lì a guardarmi, invitante, fino a che non mi addormento…

La mattina ci incamminiamo con un sole leggero. Raggiungiamo l’inizio del sentiero attraversando il paesaggio toscano con i suoi casali dagli splendidi e curatissimi giardini, i vigneti a perdita d'occhio e le cantine, sulle colline salgono viali armoniosi di cipressi. Potenza dei toscani. Sono riusciti a rendere armoniosi pure i cipressi, alberi puntuti per eccellenza. La natura ha i colori delle stagioni di passaggio: il grano è ora più verde, ora più giallo e lì è pieno di papaveri che ricordano quadri impressionisti. Il verde dei cespugli e degli alberi è ora più tenero, ora più intenso e scuro. Il sentiero che gira intorno al lago di Montepulciano è pianeggiante e molto fangoso ma certamente suggestivo. Assolutamente non urbanizzato, ci regala il silenzio malinconico dei laghi. Intanto il tempo cambia. Arrivano le nuvole e la pioggia, non tanto forte ma fastidiosa. Ora c’è, ora no… e pure le nostre mantelle. Paola (la prima), che tanto ho preso in giro per il suo ombrello da pastore, che non sapevamo come sistemare sullo zaino di Eugenio perché non diventasse un’arma impropria, lo sfoggia impertinente. Comunque siamo fortunati , c’è un po’ di sole quando riusciamo a mangiarci un panino, offerto dalla Associazione del Lago, ai lati di una chiesetta di campagna. Pensiamo di cambiare percorso. Il fango che possiamo trovare ancora ci preoccupa. Ma la camminata si allunga troppo e decidiamo di affrontarlo. Per fortuna. Nell’ultimo tratto ci coglie una pioggia inclemente. Santo cielo quanto piove. Da lontano i miei compagni che camminano nel grano mi sembrano contadini vietnamiti nelle risaie sotto un acquazzone tropicale! La Casa del Lago ci sembra una visione. Ha tendoni dove possiamo liberarci degli abiti bagnati, panche dove poggiare gli zaini e un bar dove posso bere quello – credo – che sarà l’ultimo tè caldo della stagione. Mmm… che piacere! Il nostro barista è dell’Associazione del Lago e ci racconta della loro attività e dei laboratori didattici, ci fa vedere il piccolo museo e orgoglioso ci racconta degli incontri con Vandana Shiva e Serge Latouche.

Rientriamo decisamente infangati… Meno male che c’è un tubo con cui pulire almeno gli scarponi. Siamo un po’ mogi, ma dura poco. In due ore, riposati e ripuliti, siamo pronti per la pausa che mi piace di più. La cena della sera, quella che passiamo tutti insieme a chiacchierare, raccontare, ridere e a prenderci in giro… e anche a mangiar bene , che ci stiamo sempre mooolto attenti. Infatti, non sbagliamo neanche stavolta! Ottimi i pici, gli spiedini di pesce di lago e la fagiolina, piccolissimo legume tipico della zona, e il gelato al limone finale, raffinatissimo… Il ritrovato ottimismo ci fa affrontare meglio la questione “fango del giorno dopo”. Difficile, infatti, pensare di fare il previsto giro del lago di Chiusi. Con tutta la pioggia che ha fatto sarà un’enorme fangaia. Ci dispiace , più o meno sinceramente, ma le idee su come passare un giorno in Toscana non mancano…

Domenica mattina liberi ognuno di seguire le proprie idee… chi andrà per cantine, chi a Montepulciano, chi, come me, andrà a Chiusi a fare un giro per questa cittadina ricca di storia e di belle cose da museo, con un veloce pellegrinaggio di Guerino al Teatro Comunale e un “attento” assaggio dell’anatra in porchetta che tanto ha incuriosito Iolanda e Claudio. Guarda un po’…


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