Resoconto - Monti della Laga

da sabato 13 giugno a domenica 14 giugno 2015

Dalla prima all’ultima cascata

Ci raduniamo sabato mattina . Alcuni un po’ assonnati. Diciamo che la levataccia da montanari ci sarebbe, ma dopo il caffè in piazza a Teramo si crea subito l’atmosfera allegra e chiacchierina che fa molto poco alpinista ma mi piace tantissimo. Il percorso che facciamo è una bella e lunga passeggiata in un bosco con faggi e abeti bianchi imponenti. Spesso guardo in su perché la percezione della loro altezza è emozionante. Il sentiero pianeggiante diventerà più accidentato e salirà attraversando una serie di cascatelle fino alla più grande che è la Morriciana. La prima cascata – però – si chiama Elsa. La chiama così Giuseppe… Come poteva perdere la freddura? Va giù seduta lasciando tutti interdetti. Lei per prima. Ma è un attimo. Si sente una decisa imprecazione verso Gualtiero e il suo piede, torniamo tutti a respirare, non si è fatta niente: è uguale a prima, tosta e combattiva! Il bosco è in uno stato di grave sofferenza. Paola ci racconta che le grosse nevicate di marzo hanno reso così pesanti i rami che gli alberi sono venuti giù. Fa impressione vedere quei giganti rovesciati a terra. E quanto è grosso il loro apparato radicale!! L’attraversamento delle cascate è piuttosto disagevole. Le pietre scivolose, i rami caduti e il fango ci mettono un po’ in difficoltà, spesso anche guardare lo strapiombo sotto non aiuta. Improvvisiamo una catena di bastoncini per far passare Caterina, qualcuno invoca lo spirito di Indiana che è dentro di noi. Il mio si rivela subito: imbocco con convinzione un passaggio stretto, lo passo pure ma è quello sbagliato. Fantozziano pure lo spirito di Indiana! Meno male che siamo sempre assistiti dai nostri angeli custodi Eugenio, Paola, Giuseppe e Fernando. Col passare del tempo su Fernando si comincia a nutrire qualche dubbio: a Gabriella indica sempre una pietra che balla. L’arrivo alla cascata è suggestivo. È come entrare nelle piazze barocche di Roma che si aprono all’improvviso in fondo a una viuzza. Giriamo la curva e s’innalza davanti a noi altissima e fragorosa. C’è un gran bel sole e ci fermiamo a mangiare un panino su un masso che potrebbe contenerci tutti. Il rientro ci sembra un po’ più lungo ma gli attraversamenti ci sembrano molto più facili: già fatti, che diamine! La cena la facciamo a Campli, un paese che conserva i fasti di una storia importante: essere stato sul confine fra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. Possedimento dei Farnese, vi si trova la terza Scala Santa del mondo dopo quella di Gerusalemme e Roma. Devo dire, per dovere di cronaca, che nessuno si è dispiaciuto nel trovarla chiusa!

Domenica mattina passiamo il confine fra Abruzzo e Marche ed entriamo nel Parco dei Monti Sibillini. Il paesaggio cambia un po’ perché sono meno alti. È verdeggiante e morbido, costellato da piccoli paesi che sembrano gioielli incastonati fra le cime. Uno su tutti mi colpisce molto: è Montefortino, sembra dipinto sulla roccia! Ne parlo un po’ con Achille e mi sembra che conosca e ami profondamente questi luoghi e infatti ci propone subito altre mete, da tenere presenti – cari gastromontanari – perché il Parco è proprio bello, anche se un po’ lontano! Le Gole dell’Infernaccio si presentano subito in tutta la loro maestosità: per accedervi dobbiamo attraversare un grande nevaio che ci conferma quanto sono state importanti le nevicate di marzo in queste zone. Costeggiamo l’acqua che vi scorre impetuosa e i passaggi a volte sono così stretti che il Monte Sibilla e il Monte Priora sembrano toccarsi sopra le nostre teste. Abbandoniamo il percorso e saliamo al piccolo Eremo di San Leonardo. Qui facciamo il pic-nic sull’erba. Nessuno vuole portarsi indietro nulla, così comincia un vagabondare fra le nostre mani di cioccolate, biscottini, biscottoni, ciambelline, merendine biologiche (?!). Insomma tutto ben poco essenziale e montanaro! All’apparire delle prime nuvole e dei primi soffi di vento ci incamminiamo, non vogliamo rinunciare alla fortuna di ieri: arrivare alla macchina insieme alla prima goccia di pioggia!


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