Un mare di pensieri, una montagna di idee – Newsletter estiva n. 5 del 14 agosto 2026
In vacanza – Agosto ‘80. Grecia.
di Gualtiero Todini
Partenza dall’isola di Lefkada alle otto e un quarto, mangeremo al sacco: riso a insalata: una novità, dopo giorni di insalata di riso. Il bar dove ci fermiamo è lercio con tante cacatine di mosche sui tavolini, cosa che per i disturbi intestinali di diversi e diverse componenti del gruppo non va tanto bene; ma ecco le notizie dell’infermeria: Barbara, di solito piena di vita, sta proprio male, ha la nausea e, dopo qualche cucchiaiata di riso, va a vomitare; anche papà Sergio ha la nausea, ma lui non mangia e digiuna a base di limonate.
Ore 17,30 – a nove ore dalla partenza – arriviamo a un camping che ci hanno descritto come “favoloso”, tutto verde e fiori, un giardino. Sarà pure un giardino, ma costa quasi tremila lire a persona e le tende, fra camper e roulottes, ci stanno come sardine in una scatoletta; e non ha alberi degni del nome.
Facciamo un rapido consulto fra i quattro grandi: i figli in questi frangenti non hanno diritto di voto e meno parlano, meglio è, per la pace del gruppo; dunque, siamo a democrazia limitata, sennò che ci starebbe a fare nel gruppo un alto ufficiale dell’esercito? Mi stupisco che la riunione si svolga quasi serenamente, nonostante le nove ore di macchina. Decidiamo di andare alla ricerca di un altro camping, magari un po’ meno affollato (e un po’ meno caro ci diciamo io e Giovanna, la donna del comandante). Alle sette il camping lo abbiamo trovato e ci accampiamo da precari: la vera sistemazione è rimandata a domani. In quindici, venti minuti, riempiamo i soliti 200 metriquadri con materassini, letti militari da campo, tavolini, sedie e fornello lamping-gaz (e Elsa, la mia donna, mi ricorda che si chiama camping-gaz: sottogliezze; cosa cambia?); e ancora: torce, tegami, sacchi a pelo, registratore, musicassette, i teli e la paleria della tenda, libri, quaderni, riviste.
E’ quasi sera e sta sempre male Barbara, si sta riprendendo Sergio, dà segni di cedimento mio figlio Claudio, che vomita e si è riempito di bolle; Elsa corre al bagno (si fa per dire) ed è la quarta volta nel pomeriggio. Chi prima, chi dopo, si fanno tutti la doccia, non io che, chissà come, mi trovo sempre qualcos’altro da fare.
Giovanna e io reagiamo alla malasorte con protervia, facendoci un caffè-caffè; the per il resto della… truppa, puntualizza il comandante. Che durante la cena riassaggia il vino (il che vuol dire che sta proprio meglio); riprende a raccontare anche qualche barzelletta, per rialzare un po’ le quotazioni romane rispetto allo straripante Stefano, il fiorentino barzellettiere senza fondo, che nel frattempo abbiamo rimorchiato.
Notizie dall’infermeria alle 22: ha la nausea e vomita Giovanna, nausea di Antonella, l’altra figlia: ma pure perché deve rifare i letti della roulotte. In totale i più o meno malconci sono sei: Oltre a me è rimasto in piedi mio nipote Luca, che con orgoglio definisce me e lui “gli incrollabili”.
A mezzanotte tutti a letto, anche i meno distrutti, e finalmente si chiude una giornata “campale”, l’aggettivo è di Sergio naturalmente. Barbara stasera accusava anche un po’ di febbre: il suo babbo l’aveva detto che con la doccia fredda sarebbe andata a finire così, ma chi gli dà retta? E dice sconsolato: “In famiglia, di tre donne non mi si fila nessuna. Tutta colpa del femminismo”. Comunque, buona notte a tutti; e mi raccomando: i rotoli di carta igienica a portata di mano. A domani.
Qualche giorno dopo. Sto uscendo a fare la spesa con Sergio; andremo a Bartolomiòn. Elsa ci grida alle spalle: “Comprare i limoni!” e la sua voce è allusiva e accorata. Si deve infatti sapere che il gruppo è ancora sottoposto a scariche diarroiche: ieri sono stato io a guidare il gruppo con sei scariche, a ruota Elsa e Sergio con quattro e, poi, sgranati, gli altri. Stando così le cose (con più efficacia Giulio Cesare: sic rebus stantibus), bisogna rinviare pasta e fagioli; ci mancherebbe altro. Faremo, tanto per cambiare commenta ironicamente Antonella, un po’ di riso. Ma per cena decidiamo, comunque, le cose in grande: penne all’arrabbiata, bistecche, cocomero e dolce (perché sono nostri ospiti i fiorentini).
Dopo cena, Sergio si scatena con le barzellette e Stefano lo implora di smettere, sennò lo fa sbudellare. Elsa e io ci lasciamo andare ai più sconsiderati bagordi; e dire che durante l’intera giornata eravamo stati scossi da diverse scariche. Vuoi vedere che come quei tali apostrofati nei nostri cortei, “pagheremo caro, pagheremo tutto”? Puntuale, immediata arriva la verifica per Elsa, che durante la notte deve correre ai servizi ogni due ore: all’una, alle tre, alle cinque, alle sette; cronometrica come un vigile notturno.
Trascorso ancora qualche giorno. Alle sette del mattino sto trafficando con il caffè: per quanto ci posso stare attento, ne cade un po’ intorno alla macchinetta e vedrai i rimproveri di Elsa la brontolona. Mi raggiunge Sergio saltellante sulle scarpette da tennis, ormai in piena forma. Mentre sorbiamo il caffè, parliamo delle donne di casa: Sergio dice “Mo’ che nessuno ce sente, ce lo possiamo dì: sta’ colle donne, oggi come oggi, è ‘na gran fatica, cianno sempre raggione loro” e io chioso: “In mezzo a tanta arroganza, noi dobbiamo usare tutta la nostra intelligenza, per bilanciarci e sopravvivere”. “Il fatto è – replica Sergio – che de commannà non se ne parla proprio più, ma pure a sopravvive, è snervante, è fatica…”; dobbiamo interromperci, perché Giovanna sta scendendo le scalette della roulotte e Sergio, radioso, esclama: “Me pari Vanda Osiris!”.
