venerdì 10 luglio 2026
T (trekk dolce) – “Gente riverita”. Trekk urbano serale.
Gente riverita.
A torto o a ragione.
Lo vedremo camminando con il trekking urbano serale che Arcoiris propone per iniziare l’estate e salutarci, prima della pausa estiva e vacanziera, con il brindisi e un rinfresco a cui siamo assai affezionati. Il clima caldissimo è ininterrotto da più di un mese.
Riflettiamo, parlando con gli intervenuti per la passeggiata breve e intensa che la nostra guida Luciano ci ha proposto quest’anno, al surriscaldamento del pianeta, alle guerre che si fanno con le armi che i ricchi del pianeta producono ininterrottamente….
La gente riverita abita i luoghi belli del Pinciano, in alto, ariosi, non sta in basso nei miasmi della Marranella, per dire. Dopo una sosta sulle scalinate monumentali che scendono a Piazza Thorvaldsen, per il racconto di come nasce il quartiere di grandi padiglioni dell’Esposizione Universale del 1911, Luciano ci ricorda del grande impulso costruttivo dei quartieri tutt’intorno, quando i notabili del fascismo e gli industriali vicini al governo, hanno scelto i grandi appezzamenti di campagna, che già era stata degli insediamenti papalini più ameni, per realizzare grandi ville, con alberi centenari nei giardini, (ma che diciamo giardini?) tenute diciamo, di ettari. Ogni tanto infatti vediamo un grande cancello, un monumentale cancello, e dietro, carrabili illuminate da lampioni d’epoca. Diventa davvero facile immaginare gerarchi in automobile; quartieri dove i marciapiedi sono inutili, i popolani sono personale di servizio, tate e governanti da portare a sciare a Cortina per l’accudimento dei bambini e giardinieri da lasciare in villa per evitare che l’erba si secchi d’estate.
La passeggiata così diventa un’immersione totale nelle architetture. Ci reinnamoriamo del Razionalismo, eversivo nei disegni della Germania di Weimar, quando il monolitico 800 prussiano si rompe in linee scattanti, il vetro allarga trasparenze, il cemento armato consente profili mai visti prima di allora. Gli stessi architetti che migrano nella giovane federazione repubblicana degli USA e realizzano i primi grattacieli dello skyliner di Nuova York fondano una concezione dell’abitare che torna poi nella vulgata altoborghese europea.
Le novità dirompenti attraversano tutti i confini: figuriamoci se una cultura di rapina come quella fascista abbia esitato nel promuovere tutti quegli studiosi e artisti che si mostravano condiscendenti. Largo alle architetture nuove, quindi, ai balconi che aggettano; le pareti si arrotondano per gli affacci aerei davanti al Cuppolone, al ponentino. Ci sono terrazzamenti circolari e vasti come tolde di navi ma coperti dalle intemperie; gli androni dei palazzi di questa buona borghesia sono sempre “apportierati”, le scale lastricate di Verde Serpentino, di Rosso di Verona, gli stipiti rivestiti in Onice e il massello dei portoni è ornato con maniglie di ottone splendente.
Mio nonno Olindo venuto a Roma a fare il cantoniere del comune, con altre migliaia di operai come lui, ha messo per loro milioni di sampietrini sulle strade del Pinciano. Ed io oggi ci cammino.
Dunque degli architetti e dei costruttori d’oro del Pinciano, si diceva, dei Padiglioni dell’Esposizione riconvertiti in accademie di Paesi ospiti, in luoghi di studio e di cultura, come la preziosa Galleria d’Arte Moderna di Valle Giulia e quel santuario, per me, della Facoltà di Architettura, in cui hanno insegnato Bruno Zevi e Paolo Portoghesi.
Ma allora, negli anni 30, poteva continuare a occupare posti direttivi nelle Accademie solo chi produceva dubbie teorie della razza, non certo gli scienziati ebrei, e Luciano ci fa ascoltare la storia del professor Segre, eminente studioso di epigrafia greca, anemmeno 35 anni già di fama internazionale, catturato nel ‘44 da romani indegni, fanatici della repubblica di Salò e consegnato agli occupanti tedeschi, insieme alla sua famiglia.
Saliamo fino al Parco della Balestra, per la nostra cena al sacco: il Parco è curato, pulito, le fontanelle di Roma ci consentono di bere a piacimento acqua freschissima;
siamo dei viziati per questo: è la nostra parte di ricchezza.
Le strade che percorriamo sono molto silenziose, senza somministrazioni e movida, di dimensioni ridotte, molto verdi e alberate, rari i passanti, nessun bambino, nemmeno nel Parco di villa Balestra. Penso al piazzale delle Gardenie a questa stessa ora, penso alle diversità. Solo i gabbiani urlano anche qui come se fossimo su un peschereccio. Quelli volano alti, non sentono riverenza.
I residenti guidano veicoli full elettric. Alcuni, si dice che siano lo zoccolo duro dei votanti del PD: sicuramente si sono rivolti a scelte green. Siamo saliti per via dei Monti Parioli, le palazzine non più alte di quattro piani sono state concepite con rimesse per le auto, cantine e rampe che seguono il pendio naturale; con il risultato di un panorama mosso, ricco di livelli diversi, con le luci suggestive accese nella sera che ci riaccompagnerà poi nella discesa.
Al parco, Massimo e Caterina leggono per noi la storia di un incontro tra Totò, residente ai Parioli, in momenti e dimore diverse, e Ninetto Davoli che arriva introdotto da Pasolini in una casa con ascensore e vasca da bagno ed altre trovate della ricchezza a lui ignote del tutto.
La riverenza di Ninetto si genera dal lusso e dallo stupore, ma l’incursione del mondo straccione e innocente nelle enclavi della cultura alto-borghese sono state la punta di diamante delle idee di Pasolini. Voleva dirci che la commistione sociale ci consente di lavorare insieme a un progetto culturale che è senz’altro possibile. Tuttavia sembra allargarsi sempre più la differenza di reddito dichiarato tra la popolazione di Roma e resta solo la speranza che il reddito appunto, sia dichiarato.
Altre soste si impongono per accennare alle tante storie di gente riverita, che ha vissuto ai Parioli, storie conservate perché storie di ricchi. Talvolta nefandezze, che sarebbero state degne dell’oblio. Mi rendo conto che senza Arcoiris non avrei mai percorso le strade di questa parte di città, non perché la definizione di pariolino era il soprannome di un avversario politico negli anni della mia adolescenza, ma perché, i Parioli erano e sono rimasti un mondo talmente lontano, che di pariolini nella mia vita in verità non ho percepito nemmeno l’ombra.
Torniamo pure alle chiacchiere, torniamo coi ventagli al saluto conclusivo e al ristoro del cocomero e delle bibite ghiacciate; Lucilla super organizzata, ci fa da vivandiera.
Salatini e birrette, appuntamenti del prossimo autunno e partenze imminenti, si alzano i bicchieri delle bollicine per brindare.
Mi allontano dal gruppo seduto alle scalinate, solo un momento, per guardare il panorama circostante dalla balaustrata in travertino e sento che scroscia l’applauso dei presenti: lo so che è per la nostra guida, è per la nostra bella serata trascorsa insieme.
Al momento di andar via la Presidente di Arcoiris, Patrizia, alza la voce e mi cerca Laura? Dov’é Laura? Quando mi vede da lontano mi dice: Scrivi!
Ride, mi raccomando, scrivi! Ed io, logicamente, l’ho fatto.
Laura M.

… e l’hai fatto benissimo, come al solito! 👏👏👏😘
Luca