articolo estate 2026

La Primula: porte spalancate


Un mare di pensieri, una montagna di idee – Newsletter estiva n. 3 del 31 luglio 2026


Molti amici di «Arcoiris» conoscono già «La Primula»: la nostra sede, in via Covelli 12, è dove da anni si svolge la cerimonia di consegna del Premio Nadia Pietrini; altri conoscono i vari laboratori espressivo-creativi che portiamo avanti da tempo. Ma per farci conoscere anche da chi ancora non ci conosce, ho colto con piacere l’invito di Luciano a raccontare la nostra associazione su questo giornalino. 
La Primula è un’associazione di volontari che opera nel V Municipio di Roma con lo scopo di favorire l’inclusione sociale e culturale di persone con disabilità. 
Nasce nel 1988 a Centocelle, su iniziativa di un gruppo di giovani che facevano capo a un centro sociale della parrocchia di Sant’Ireneo. 
Il suo obiettivo iniziale fu diventare un punto di riferimento per le famiglie di persone con disabilità nel rapporto con le istituzioni, oltre che un luogo di aggregazione, socializzazione e crescita per i ragazzi stessi. 
Da quel lontano 1988, fortunatamente, molte cose sono cambiate: nel 1992 è stata approvata la legge 104 per la tutela delle persone con disabilità, una legge che ha modificato non solo l’attenzione delle istituzioni verso questo tema, ma ha favorito anche una più ampia accettazione da parte dei singoli cittadini. 
La Primula, negli anni, ha così trasformato la propria offerta, diventando un centro che propone una serie di attività pensate per stimolare e sviluppare le abilità di ciascun partecipante. 
Al momento i laboratori che proponiamo, e che si svolgono nel pomeriggio presso la nostra sede, sono: Inglese, Informatica di base, Shiatsu (contatto e percezione del corpo), Arteterapia, Musica/Coro e Teatro. 
Ai laboratori si affiancano altre attività, come la partecipazione a visite guidate, feste danzanti, cene di autofinanziamento, spettacoli teatrali, weekend fuori città e le tanto amate «pizzate». 
Si svolgono anche attività che non vedono la partecipazione diretta dei nostri ragazzi, ma che sono indispensabili: per mantenere bella e accogliente la nostra sede, come il giardinaggio e la cura dell’orto; per raccogliere fondi, come i mercatini di Natale; per contribuire alla realizzazione dello spettacolo teatrale, con la preparazione di scenografie e costumi di scena; o per offrire al territorio uno spazio culturale, con la presentazione di libri e dei loro autori. 
Le attività sono rivolte a persone con diverse disabilità. 
Attualmente i nostri ragazzi (li chiamiamo sempre così, anche se la loro età va dai 17 ai quasi 60 anni, e restano “nostri” pur essendo pienamente liberi di continuare o meno a frequentarci) sono 17: 6 ragazze e 11 ragazzi. Non tutti partecipano a tutti i laboratori: la presenza più numerosa si registra nel laboratorio teatrale, che conta ben 15 iscritti. 
Ma la forza fondamentale dei nostri laboratori è che sono tutti “laboratori integrati”: la condivisione delle attività tra persone con e senza disabilità crea il vero equilibrio e la possibilità di crescita reciproca. 
Ogni laboratorio prevede quindi la presenza di ragazzi con disabilità e di volontari che svolgono insieme a loro la medesima attività. Il gruppo dei volontari, anch’esso molto variegato per età, si rinnova ogni anno: accanto al nucleo storico (c’è chi dà il proprio contributo da più di trent’anni — e in questo gruppo ci sono anch’io), si aggiungono i tirocinanti della facoltà di Psicologia dell’Università di Tor Vergata, grazie a una convenzione che permette agli studenti di svolgere il tirocinio presso di noi; le ragazze del Liceo «Benedetto da Norcia», coinvolte attraverso il progetto FSL (Formazione Scuola Lavoro); e i ragazzi degli scout dei vari gruppi presenti nel nostro Municipio, che ogni anno destinano alcuni dei loro membri ai nostri laboratori per lo svolgimento di attività nel sociale. 
L’attività del volontario ha molteplici sfaccettature, e ognuno ne esprime una a seconda delle proprie possibilità: tutte vanno rispettate. Il volontario — cioè chi sceglie liberamente di lavorare senza essere pagato — dà quanto e come può, senza pretendere alcun ritorno. Ma in realtà un ritorno c’è: è la relazione profonda e affettuosa che si crea con tutti i partecipanti ai vari gruppi di lavoro; è vedere i ragazzi crescere, trasformare le loro potenzialità in abilità; è verificare che tanti limiti sono superabili, accettare insieme quelli che non lo sono, e trovare insieme le strategie per aggirarli. 
In fondo, se dopo tanti anni io — come altri — continuiamo a far parte della Primula, vuol dire che, nonostante la fatica, gli anni che avanzano e gli acciacchi che incombono, questa esperienza continua a darci benessere. 
E allora, visto che qui si semina e si raccoglie benessere, perché non provare a diventare volontari della Primula? 
Le nostre porte sono sempre aperte, spalancate per gli amici di Arcoiris!
Stefania Ambrosi


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