Un mare di pensieri, una montagna di idee – Newsletter estiva n. 5 del 14 agosto 2026
Marsala Vergine: un incontro nato per caso.
di Marco De Santis
La storia del Marsala comincia nel 1770, quando John Woodhouse, giovane mercante e intenditore inglese di Porto, Sherry e Madeira, sbarca a Marsala per commerciare la barrilla, le ceneri di soda usate nella produzione di sapone e vetro. Nella zona di Birgi gli fanno assaggiare un vino chiamato Perpetuo; lui nota una sorprendente somiglianza tra il vino locale e i grandi vini fortificati che conosce bene, e ne resta affascinato: intuisce che quel vino è perfetto per i raffinati salotti inglesi.
Per essere certo che il vino resistesse al lungo viaggio per mare, Woodhouse aggiunge acquavite al primo carico spedito a Liverpool. Non è solo una scelta di gusto: l’alcol garantisce stabilità, impedendo al vino di rifermentare nelle stive surriscaldate delle navi. Un fenomeno simile del resto era già noto per il Madeira, le cui botti, usate come zavorra nelle lunghe traversate oceaniche, tornavano in patria con un vino migliorato dal calore dell’Equatore.
L’incontro tra Marsala e l’Inghilterra, nato per caso, continua ancora oggi. Le cantine di Buckingham Palace si riforniscono di questo vino.
È solo nel 1832 che compare il primo nome italiano tra i grandi produttori: Vincenzo Florio, si aggiunge agli stabilimenti di Woodhouse e Ingham. Gestore delle tonnare dell’isola e fondatore, insieme a Ingham, della Società dei Vapori Siciliani, Florio costruisce la prima vera attività vinicola industriale d’Italia. Nel giro di un ventennio supera i concorrenti britannici e la sua famiglia porta il Marsala in tutto il mondo a bordo delle navi della Compagnia Florio.
Il Marsala conquista così anche i mercati americani e i palati dei grandi protagonisti della storia europea, da Nelson a Cavour, da Mazzini a Garibaldi.
La zona di produzione del Marsala è un’autentica culla della civiltà mediterranea, della vite e del vino, infatti tutti i popoli che nei millenni vi si sono insediati, ne hanno implementato la naturale vocazione vitivinicola.
Marsa-Allah (o Marsa-Alì) è l’antico nome arabo della città di Marsala, che significa “Porto di Dio” (o Porto di Alì).
Il porto è in una posizione strategica, al centro della cosiddetta “fascia” o “cintura del sole”, cioè la zona compresa tra il 34° e il 43° parallelo, che attraversa il Mediterraneo dal Portogallo alla Grecia.
Qui il clima caldo e arido, i venti africani, la brezza marina e la forte escursione termica creano le condizioni ideali per la produzione di vini dolci e liquorosi: le giornate di gelo sono praticamente inesistenti, vista l’altitudine massima contenuta entro i 150 m s.l.m. e nella zona si raggiunge la massima intensità di irraggiamento solare registrabile in tutta Italia.
Tra le tipologie del Marsala (ce ne sono circa 30 tipi) il Marsala Vergine rappresenta la categoria più pura e pregiata: un vino secco e capace di raccontare in un solo calice la storia di un territorio e di un’epoca.
A differenza di altre tipologie, il Vergine non prevede l’aggiunta di mosto cotto o mistella: la sua “concia” è la più semplice di tutte, al vino base si aggiunge solo etanolo o acquavite di vino.
Il vino base, si ottiene dalla fermentazione in bianco delle uve (Grillo, Catarratto, Inzolia e Damaschino).
Le sue caratteristiche principali:
invecchiamento minimo di 5 anni in botti di legno
gradazione alcolica minima del 18%
bouquet ossidativo.
Le botti di rovere infatti non vengono mai riempite completamente: è proprio questa colmatura parziale a permettere il contatto prolungato del vino con l’ossigeno.
I lunghi anni di riposo regalano al Marsala Vergine il colore dell’ambra e un profumo complesso, in cui si riconoscono zucchero di canna, frutta secca e miele. Vino da meditazine e tuttavia versatile, capace di abbinamenti difficili ma anche di accostarsi a pane alici e burrata.
Se hai una sdraietta e sei in riva al mare, un bicchierino di Marsala Vergine accompagnerà la tua passione per l’orizzonte.
Pollo coi pepperoni
di Pino Farlese
Belli, colorati e di tutte le fogge i pepperoni sono un altro protagonista di questa stagione. Sempre in ambito di menù ferrragostano col pollo sono un buonissimo connubio. Ottimo pollo a pezzi a rosolare ben bene con aglio, sfumare con poco vino e, una volta evaporato, aggiungere pepperoni a pezzetti, coprire e lasciare che il losco intruglio si stufi lentamente. Ho scritto pepperoni con due p perché sono snob.
A proposito di Ferragosto, ma l’avete visto “Pranzo di ferragosto” di Gianni Di Gregorio? Di Gregorio ha scritto la sceneggiatura di Gomorra, ma il suo film più premiato è stato proprio questo tenero “Pranzo di ferragosto“.
