articolo estate 2026

Per un tenore di vita più rilassato


Un mare di pensieri, una montagna di idee – Newsletter estiva n. 2 del 24 luglio 2026


Frascati

di Marco De Santis

Il Frascati è per antonomasia il vino di Roma e dei Romani. Persino gli schiavi ne avevano diritto per un tenore di vita più rilassato e spensierato. E’ stato uno dei primi vini italiani ad ottenere il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata ed é prodotto nei comuni di Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone, ed in parte quelli di Roma e Monte Compatri. Ai Castelli Romani, nel Cratere che vediamo a Sud-Est di Roma, il terreno é quello del “Vulcano Laziale”, costituito da colate laviche, ceneri lapilli e pozzolana. Dalla lava vulcanica si ricavano i famosi sampietrini con cui si è lastricata Piazza San Pietro. In quest’area l’uva é coltivata a vite maritata (sistema dei Latini di allevamento della vite che poggia su alberi vivi). Le vigne per il Frascati sono soleggiate e rivolte verso il Mar Tirreno, per cui il notevole caldo è mitigato dalla brezza marina.
La DOCG é prodotta soprattutto con Malvasia Bianca di Candia e/o Malvasia del Lazio (Malvasia puntinata) nelle versioni migliori esprime quella sapidità e mineralità che è la nota del “Vulcano Laziale”.
Questo vino si presenta di colore giallo paglierino più o meno intenso, a volte con sfumature dorate, con sentori di frutta e mandorla. Al gusto è equilibrato, fresco e agrumato: un vino di grande personalità, raffinato e in alcune sue espressioni anche longevo.
“Bono” coi carciofi alla romana e alla giudia, frittate contadine, fritture di pesce azzurro, scottadito e saltimbocca.
Il vino di Frascati é stato protagonista dell’economia e della cultura di Roma papalina, servito nelle famose fraschette dove, decantato negli stornelli romaneschi, scorreva a fiumi.
“Stai a guardà er capello!”
Per evitare dispute tra osti e avventori sulla quantità versata, Papa Sisto V, er papa de fero, impose caraffe di vetro trasparenti con una tacca di livello detta, appunto, “capello” Da allora, fino al 20 settembre 1870, in tutte le mescite, osterie, cantine, taverne e bettole di Roma si adottò la fojetta (500 cc.) come unica misura di riferimento per il vino e la sua tassazione al consumo. Per praticità furono stabiliti nel tempo anche dei multipli e sottomultipli:
Barzilai 2 litri Tubbo: 1 litro
Foglietta: 1/2 litro
Quartino (o mezza foglietta): 1/4 di litro
Chirichetto: 1/5 di litro
Sospiro: 1/10 di litro
Il sospiro era detto anche Chierichetto o Lallera. La richiesta era pronunciata sottovoce perché chi lo ordinava si vergognava di non potersi permettere un bicchiere intero. Da oste romano vi consiglio ‘na fojetta de Frascati, ‘na pagnottella con la porchetta e lo sguardo ar grande Cratere; per un tenore di vita più rilassato e spensierato.



Alici

di Pino Farlese

Alice, il pesce della meraviglia,  bello e buono, presenza costante nella tavola italico-mediterranea, specialmente in estate, perché è in quel periodo che si pesca.
Si può cucinare in tanti modi, il mio piatto icona è il mitico tortino. Strati di alici pulite e deliscate, condite con pan grattato, aglio, prezzemolo, olio, sale e pepe.
Pochi minuti in forno, il tempo di far gratinare il pan grattato… la loro carne è delicata e la lunga cottura non giova.


Di alici, o come dicono nelle Marche, di sardoncini, Arcoiris se ne intende, provate a leggere il racconto di Caterina di una gita del 2019.
Allora cenammo al Pesce Azzurro di Fano, segui il link per conoscere la storia di questa cooperativa di pescatori.
https://pesceazzurro.com/storia/


I sardoncini sono anche i protagonisti di uno dei racconti di mio nonno Giuseppe. Nel dopoguerra era un povero mezzadro marchigiano che a fatica riusciva a sfamare una famiglia numerosa. Così quando si recava in paese, al mercato settimanale, tirava tardi così acquistava i sardoncini ad un prezzo più basso. Viveva a pochi chilometri dal mare, ma quello era l’unico pesce fresco che si poteva permettere. (Luciano)


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