articolo estate 2026

Ricordi


Un mare di pensieri, una montagna di idee – Newsletter estiva n. 7 del 28 agosto 2026


Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

di Marco De Santis

Il vino accompagna il pasto e disseta, è memoria di un’esperienza, in un luogo, un odore e un sapore, memoria indelebile che non si dimentica, simile alla sensazione di quando avete per la prima volta assaggiato la Coca-Cola in una piccola bottiglia di vetro!
Ero piccolo e passavo le vacanze estive dai nonni al paese, un piccolo mondo di grande libertà, e in quel luogo nasce la mia esperienza con il rosatello. Il Cerasuolo era il vino di casa, fatto con l’uva e basta, quello che stava in cantina al fresco, in una sola grande botte di legno di castagno. Ricordo Giuseppe, il nonno postino, che con sguardo bonario mi chiedeva: «Marco, va’ a cacciá ná bbuttie dde vinu», tradotto: «Marco, scendi in cantina a spillare una bottiglia di vino».
Per me iniziava la discesa nel buio fresco della cantina; quella missione giù per le scale mi impegnava, dovevo stare attento: la materia “vino” scottava per i ragazzini. Dalla cannella usciva una bevanda rosata, cerasuola appunto, che riempiva il prezioso vetro del fiasco impagliato; a quel punto rimaneva soltanto da portare in salvo, su per le scale e poi sulla tavola, il necessario dissetante per il nonno.
Il nonno mi aspettava con un sorriso largo e la promessa che avrei potuto intingere nel suo bicchiere un pezzetto di pane, che si colorava di rosa e sapeva di stare al mondo, di missione compiuta.
Sarà per questo ricordo che sono diventato enotecario…
Il vino rosato esiste da sempre nella storia della sete di vino degli uomini; il confine tra rosso e rosato è stato per molto tempo molto labile. Il Montepulciano d’Abruzzo è coltivato spesso a tendone abruzzese, noto anche come pergola abruzzese, un sistema di allevamento della vite diffuso su oltre l’80% dei vigneti d’Abruzzo. È formato su una struttura di sostegno che crea un tetto naturale, oggi tornato di moda per via della protezione che offre ai grappoli dai raggi solari sempre più forti.

Il Montepulciano d’Abruzzo, da cui si ricava il Cerasuolo, è un’uva famosa per la sua natura tintoria, una delle varietà di uva nera che meglio si esprimono con la vinificazione in rosé: è un piacere per gli occhi e per il palato. Al colore è un rosato che rosseggia, dal napoletano “cerasa”.
Al naso è delicato, con un chiaro odore di frutta rossa, ciliegia cruda e melograno.
In bocca è brillante, sapido e dinamico; chi lo conosce sa che la sua apparente leggerezza nasconde tutta la forza della terra d’origine, e che attraverso una tecnica semplice e artigianale può garantire una discreta longevità.
La sua armonia di bevibilità sta nel restituire l’eco di un inconfondibile accento dialettale: carismatico, coraggioso e spassionato. Ideale per quelle serate in cui vuoi solo goderti il momento, senza troppi pensieri. Perfetto se lo abbini a un amico quando gli proponi: «Beviamo qualcosa insieme?». Il bere insieme è infatti sempre una condivisione speciale, è un condividere per il piacere di farlo.

Anche a Francesco Guccini gli sarebbe piaciuto intingere un pezzetto di pane nel Cerasuolo, ne sono sicuro!



Biancomangiare

di Pino Farlese

Mi piace il profumo del latte caldo… anche se non mi piace tanto il latte caldo, quando ne avanzava un po’ a casa mia si faceva una crema semplicissima che mi piaceva tanto.

Latte con amido di mais (maizena): 500 ml di latte, 50 gr. maizena, zucchero a piacere. Gli ingredienti si uniscono a freddo, e poi sul fuoco piano piano, girando continuamente, ad un certo punto il tutto si addensa. Si lascia raffreddare ed è fatto. Si può fare anche con il latte di mandorla: si chiama biancomangiare… come verdepensare, o azzurrodormire…




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