Un mare di pensieri, una montagna di idee – Newsletter estiva n. 4 del 7 agosto 2026
Questa volta il neorealismo del cinema entra nel realismo dell’autobiografia. Le macchine da ripresa entrano nel cortile bombardato del condominio dove vive la nostra Norma, che, a cinque anni, si ritrova a fare la comparsa in un capolavoro della nostra cinematografia, che sarebbe stato premiato a Cannes l’anno seguente. Contenta per le cinquanta lire guadagnate e per il cestino del pranzo. Il racconto scorre via veloce, incalzante come l’attività frenetica delle maestranze che montano luci, fanno correre cavi, gridano e reclutano le comparse.
Eccitazione, allegria, risate e la sottesa promessa di una nuova vita: “Questa fu per me la vera fine della guerra”.
Marina M.
Roma città aperta
di Norma Coccia
Che confusione! Una mattina il caseggiato intero fu svegliato da un grande baccano. Voci che davano ordini, altre chiedevano istruzioni, tutti erano concitati, allegri, irritati. Scendemmo dal letto e corremmo alle finestre per guardare cosa accadeva in cortile. Povero cortile, vi erano cadute cinque bombe, era tutto buche, pezzi di aiuole uscivano da sotto terra con un non so che di irreale, la fontanella al centro era sbilenca e secca. In tutto quello sfacelo c’era un formicaio di gente indaffaratissima.
Alcuni piazzavano luci, altri facevano correre cavi, poi tante persone tutte ammassate ai bordi, vicino ai muri, fra le quali riconoscemmo subito sia gli inquilini del nostro palazzo, che quelli dei palazzi vicini.
Una grande allegria prese subito me e le mie tre sorelle. Un uomo che sembrava invasato gridava: – Fai, sposta, avvicina, allontana! – Mentre ci domandavamo cosa stesse accadendo, l’uomo pazzo ci vide e si mise a gridare: -Scendete, venite giù, che vi do cinquanta lire a testa! –
L’uomo agitato era Roberto Rossellini e stava girando “Roma città aperta”. Questo film ebbe un enorme successo ed il regista con i protagonisti divennero famosi in tutto il mondo.
Corse voce che ci sarebbero stati Anna Magnani ed Aldo Fabrizi, grandi, immensi attori e nostri beniamini. L’eccitazione salì al massimo.
Corremmo a vestirci, ma il permesso per scendere lo ottenemmo solo io e mia nonna, perché le mie sorelle già signorine e in verità molto carine, non ebbero il consenso dei miei genitori, che erano molto severi e furono condannate a rimanere alla finestra. Iniziarono le riprese, le comparse tedesche erano veri soldati germanici nostri prigionieri in attesa di essere rimpatriati. Partecipavano al film in pieno assetto di guerra.
Un giorno Rossellini chiese agli abitanti del palazzo di scendere in cortile per girare una scena di massa. Partecipai anche io con mia nonna che mi teneva per mano.
Si doveva formare un folto gruppo di persone che osservavano le S.S. durante un rastrellamento. Fummo tutti messi contro il muro vicino il portone d’entrata, dovevamo avere espressioni curiose e preoccupate perché non sapevamo chi avrebbero preso. Ecco…. scendono al piano terra…. sono nel cortile!
Il prigioniero ha sulle spalle una coperta, è magro, emaciato, sembra molto sofferente, due tedeschi con le facce dure lo spingono malamente…. arriva nell’androne…. e…. all’improvviso una voce che sovrasta tutti i mormorii grida: – ma è Assunto!- e giù…. tutti a ridere…. perché avevano riconosciuto il portiere dello stabile accanto, una persona molto magra e quindi adatto a fare il malato.
Le risate si fecero sempre più fragorose fino a che Rossellini cominciò a gridare: – ma come, quello sta male, i tedeschi se lo portano via e voi ridete! Ma che ve possino … – E così al suono delle parolacce riprendemmo la scena, che non proprio subito ma un po’ più tardi venne benissimo. Chi non ci crede si guardi il film che è diventato, come si dice oggi, ” un cult “.
Alla fine della giornata io e mia nonna ricevemmo cinquanta lire ognuna, somma favolosa per noi…. e ci avevano dato anche una busta con il pranzo.
Le mie sorelle erano molto arrabbiate con mammà e papà perché non le avevano fatte scendere.
Questa fu per me la vera fine della guerra e come tutti ero pronta e protesa a vivere una nuova vita.
