articolo estate 2026

Vacanze


Un mare di pensieri, una montagna di idee – Newsletter estiva n. 1 del 17 luglio 2026


Vacanze


di Caterina Busetta

Le vacanze? Quando ero piccola la mia famiglia, come tante altre, non se le poteva permettere, ma io sono stata una bimba e ragazza fortunata, estremamente fortunata. Perché? Perché mia madre mi mandava dalle sue sorelle di Firenze, zia Anna e zia Angelina: una coppia di fatto che come tante coppie ogni tanto discuteva e ognuna delle due aveva gusti diversi e faceva scelte diverse: Zia Anna amava la montagna, mentre zia Angelina amava il mare e così io andavo con una in montagna e con l’altra al mare. Ci accompagnava in macchina sempre il fratello di entrambe: zio Totò, anche lui viveva a Firenze, come un cugino, figlio di un’altra sorella morta durante la guerra, di cui ero innamorata, assomigliava un po’ a Luigi Tenco.
Insomma, mezza famiglia Valenza abitava a Firenze, andava in vacanza, ma più o meno separatamente; i maschi non restavano con noi femmine ed io o ero in montagna con Zia Anna o al mare con la zia Angelina. La montagna era quella dell’Appennino tosco-emiliano, qualche paesino tranquillo dove non esisteva movida, però non mi annoiavo ugualmente. La mattina, puntualmente zia mi preparava l’uovo sbattuto con il vino rosso e lo zucchero. Zia era sempre preoccupata che mangiassi, che rinforzassi la mia corporatura gracilina, sebbene a volte tentava di “mollarmi” cioccolatini che avevo intuito essere “purgativi” ed io rifiutavo cortesemente, anzi a volte facevo finta di prenderne uno che poi facevo sparire in qualche modo. La domenica zia preparava il coniglio al forno ed il forno era quello del paese, quello collettivo dove le donne portavano a cuocere il pane o altro. Tutte le domeniche si mangiava coniglio, tanto che per alcuni anni non l’ho voluto più vedere. Di giorno facevamo passeggiate nei boschi; ricordo che una volta misi le more raccolte nella tasca di un grembiulino bianco: che furbata! Non ricordo come mai avessi un grembiulino bianco, in genere nei giorni feriali mi vestivo con pantaloni o pantaloncini e camicetta o maglietta, rigorosamente con le trecce, la domenica, invece, un bel vestitino giallino di piqué che mi aveva cucito mamma e la stessa acconciatura di Gigliola Cinguetti.
In realtà il mio idolo era Gianni Morandi, a volte la sera mi mettevo in finestra a cantare le sue canzoni romantiche (La fisarmonica, Notte di Ferragosto) e chissà cosa fantasticavo. Lo amavo talmente tanto che zio, durante un viaggio in cui siamo passati da Monghidoro, mi prese in giro dicendo: “Guarda Caterina, vedi c’è Gianni Morandi sull’antenna di quella casa?”. Che spiritoso!
Di un altro paese ricordo l’odore della pioggia dopo il temporale, la terra bagnata, l’erba più fresca e la biblioteca comunale. Che scoperta fu quella!
Delle vacanze al mare con zia Angelina conservo il ricordo di una vacanza all’isola d’Elba. Lì non affittavamo un appartamento, ma soggiornavamo in albergo e mangiavamo al ristorante dell’albergo che per me era veramente una novità assoluta. Ad un certo punto non sapevo più cosa scegliere dal menù per cambiare ogni giorno e così chiesi un uovo all’occhio di bue scandalizzando un po’ di persone. Il ricordo più bello di quella vacanza, però, è quello di un bel ragazzetto biondo che non solo mi fece conoscere il succo di pomodoro come bibita dissetante (non mi piacque allora e continua a non piacermi), ma mi insegnò a nuotare. Mi affidai a lui con serenità anche perché mi piaceva e feci bene. D’altra parte, dove potevo imparare a nuotare se non nel mare di un’isola?
Queste sono state le mie vacanze da bambina e da adolescente. Che fortuna che ho avuto, ma io sono cresciuta con tre mamme e nessuna è stata mai troppo invadente, solo cura, amore e comprensione. Ogni tanto ci rifletto e sento un gran calore dentro di me. Non questo delle estati torride, però, quello che scalda il cuore e la mente.


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