Un mare di pensieri, una montagna di idee – Newsletter estiva n. 1 del 17 luglio 2026
A distanza di un anno, per farvi compagnia d’estate, durante la consueta interruzione dei nostri appuntamenti di trekking, in considerazione del successo della prima volta, abbiamo chiesto a Norma di regalarci altri suoi preziosi racconti.
Nel primo di essi Norma, Cenerentola della metà del secolo scorso, narra dell’inatteso gran ballo della Polizia cui viene condotta. L’atmosfera è subito da fiaba: l’abito di taffetà rosa, i tacchi alti, lo scintillante Palazzo dei Congressi in quell’Eur in piena rinascita, i cavalli bianchi, le uniformi eleganti … e un principe non proprio azzurro che invita a danzare la poco più che bambina Norma. La cronaca, quella nera, irrompe nella fiaba. Ed è subito storia. Quella storia complicata del nostro dopoguerra. Buona lettura!
Marina M.
La festa della Polizia del 1954
di Norma Coccia
Avevo appena quattordici anni, ma ero una ragazzina sveglia in un corpo di donna. La terza delle mie sorelle aveva appena partorito una bellissima bambina, di nome Elena come sua nonna.
Una sera, suo marito che lavorava in polizia, portò a casa un invito: ci sarebbe stato un gran ballo per la festa del corpo. Mia sorella ancora dolorante per il parto e non sentendosi i1 cuore di lasciare la neonata per una serata, decise, che sarei andata io al suo posto.
Ero tutta eccitata per il mio primo ballo “da grande”. Indossai un abito di taffetà rosa cangiante non mio, mi stava un po’ largo ma, stringendo la cintura, andava bene, il resto veniva riempito dal mio fisico prorompente. L’abito ad ogni movimento che facevo, frusciava e mi prometteva cose da favola. Potei indossare anche le scarpe con i tacchi…. e via….
La festa era all’E.U.R, al Palazzo dei Congressi. L’entrata era magnifica tutta illuminata, un reparto di poliziotti con cavalli bianchi faceva ala e nell’atrio un militare in alta uniforme offriva alle signore un rosa rossa dal gambo lunghissimo…. anche a me… ero considerata una signorina.
Qualcuno scherzò un poco con mio cognato chiamandolo “Girolimoni”, vista la mia età che, nonostante il vestito, ii rossetto ed i tacchi alti si vedeva benissimo.
Giacomo, così si chiamava mio cognato, mi depositò subito al tavolo del suo capo che era là con la sua consorte e la figlia molto più grande di me. Tutto era bello e luminoso ed io mi sentivo come cenerentola.
Incantata, sbocconcellavo tartine sorseggiando un’aranciata, perché i tacchi me li avevano permessi, ma un vero cocktail no!
D’un tratto il mio tavolo si anima di sussurri, sento dire: “dottore, guardi chi c’è, che faccia tosta!”.
Un signore, magro, elegante e di una certa età, si stava avvicinando al nostro tavolo, aveva i capelli un po’ radi, lineamenti fini ed un abito che contrastava fortemente con tutti quelli indossati dagli uomini in sala: taglio stravagante, stoffa pregiata fattura ottima, emergeva fra tutti. Con un lieve accento straniero, salutò tutti i presenti, inchinandosi alle signore facendo il baciamano… anche a me…. anche a me…. mi sentivo confusa e pensavo al momento in cui lo avrei raccontato alla mia amica, che forza!
E poi lui, guardando in giro con occhi furbi e sorriso malizioso, chiese se poteva ballare con “questa deliziosa signorina” guardai oltre, ma lui ce l’aveva con me. Silenzio di ghiaccio, solo i miei occhi, speranzosi, cercavano un cenno d’approvazione.
Piano, piano l’atmosfera tornò a scaldarsi e il capo con un lieve cenno diede la sua approvazione. Mi alzai, forse un po’ in fretta, il mio misterioso cavaliere toccandomi leggermente il gomito mi condusse alla pista da ballo. Gentile, mi sorrideva, il valzer musette creava una magia, ballammo in silenzio ed alla fine con un lieve inchino ed il solito tocco al gomito mi ricondusse al tavolo!
Ero al settimo cielo, avevo ballato con un uomo, un uomo vero!
Ma non appena si fu allontanato scoppiò il putiferio: “Sfacciato, impudente, facendo così ha creduto di farci fessi!”
A questo punto non sapevo che dire, che fare, ma alla fine il mistero mi fu svelato: il mio compìto cavaliere era Lucky Luciano, un mafioso estradato dall’America che seguitava a delinquere imperterrito.
Si era introdotto al ballo della polizia sol per dimostrare come fosse importante e potente…e per ferire il cuore romantico di una quattordicenne.
