News, storie da mensa

La dignità

Redazione

lbaldini



18 dicembre 2023 – volontari alla mensa Caritas di via Marsala


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Alcuni anni fa, molti a pensarci bene, ho discusso un esame all’Università sulla concettualizzazione del diverso nel mondo occidentale. Argomento molto interessante che può dar vita a molteplici spunti di discussione e che nel corso della vita ho sempre cercato di approfondire, ma mai nella mia mente di ragazza di allora avrei potuto immaginare di trovarmi,  circa quaranta anni dopo,  a parlarne con un uomo africano che cenava alla mensa della Caritas lo scorso lunedì 18 dicembre.Lui mi diceva di come è difficile pensare a  se stessi dignitosamente quando gli altri ti stigmatizzano come nero, sporco, povero……diverso.  Mi parlava della sensazione di profondo disagio che prova quando sale su un autobus e vede la gente] portare istintivamente la mano alla borsa. E questo devo dire mi ha molto colpito, pensavo alla dignità,  la dignità che ognuno di noi ha il diritto di avere  e senza la quale sei deprivato della tua umanità.  Era la mia prima volta in sala, e così mi sono messa  a girare  ed osservare, anche se non è facile aggirarsi per la sala mentre le persone mangiano, sembra sempre di essere invadenti, perché,  l’ho già detto,  secondo me mangiare è un atto molto intimo.Ho avuto tanti riscontri interessanti,  ho ascoltato tante storie.  Molti si  raccontano e nel raccontarsi ci tengono a dirti che sono stati diversi da quello che tu vedi oggi che non è stato sempre così,  che la loro vita è  stata in qualche modo dignitosa.  Un signore delle Mauritius è  al tavolo con un trans brasiliano  e mi dice, “vedi, noi non siamo una coppia ma con lei mi trovo bene, perché non mi giudica ed io non giudico lei.” Un uomo mi chiede”possiamo fare due chiacchiere mentre mangio?” E mi racconta di lui bambino. Una donna che scoprirò essere pakistana mi chiede “tu di dove sei?” facendomi sentire diversa ed estranea nella mia stessa Roma…Alla fine, mentre sto per andarmene un vecchio molto malandato con i capelli tutti bianchi mi ferma e mi racconta dei suoi dolori, del suo piede che proprio non vuole saperne di  tornare a posto. Lo lascio parlare, guardandolo fisso negli occhi grigi ormai sbiaditi,  sfiorandogli un braccio per confortarlo. Ci salutiamo e lui mi dice “ci sei domani?” e allora capisco che si, potremo anche riempirli di cibo, e dargli oggi pure il panettone visto che è Natale,  ma è solo con  la condivisione, con l’inclusione,  con la compassione,  ma non nel senso di pena, la compassione nel senso greco di unione nel dolore, che si può restituire a queste persone la dignità a cui ogni essere umano ha diritto. 

Marzia L.


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