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Quando Arcoiris chiama, Alessandra risponde

Redazione

lbaldini



20 novembre 2023 – volontari alla mensa Caritas di via Marsala


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Lunedì 20 novembre non è stata la mia prima volta alla mensa Caritas ma lo è stata a via Marsala. E così la prima curiosità: “Vediamo la differenza con Colle Oppio, vediamo se la tipologia di persone che viene a chiedere un pasto caldo è la stessa oppure no”.
Entriamo all’ora stabilita, ci sono già alcune volontarie pronte dietro la linea (dove si distribuiscono i pasti) e altri che attendono istruzioni. Siamo troppi, qualcuno dice. Forse non c’è stato un coordinamento perfetto sul numero dei volontari. Ci guardiamo senza sapere se potremmo rimanere o tornare a casa ma improvvisamente “sbuca” Antony che coordina le operazioni e dà istruzioni su quello che dobbiamo fare. “Non siete mai troppi, in qualche modo vi renderete utili”, dice con tono pacato e un sorriso.

Io, la mia amica Paola e Marzia, che già conosco, ci uniamo alle persone che distribuiscono i pasti. Mi occuperò di distribuire pizza calda e pane. Alberta da Valmontone che mi è accanto, si occuperà della frutta.

Iniziano ad arrivare i primi “avventori”. File ordinate, educazione, dignità sono le prime cose che noto. Ma soprattutto da tanti, tantissimi di loro, un sorriso sincero e dolce. “Buon appetito e buona cena” dico io. E qualcuno risponde con un “Grazie altrettanto”. Mi sciolgo e mi commuovo.

Tanti stranieri, tante persone di colore principalmente, qualche sudamericano, anche molti italiani impeccabili nel loro abbigliamento, con valigetta o zainetto perfetto; italiane con cappellino, filo di trucco e rossetto che sembra non vogliano perdere la loro compostezza. Mi chiedo chi sono, perché sono lì, cosa è successo nelle loro vite. Mi viene da pensare che qualche cosa ha stravolto la loro esistenza ed ora si ritrovano a vivere un’altra vita. La vita dei poveri che molti di noi, baciati dalla fortuna, non conoscono.

Tra i volontari c’è chi aiuta le persone con le stampelle, chi torna alla linea per chiedere un po’ di pane per quelli che non ce la fanno ad alzarsi dalla sedia. Tutti si danno da fare attivamente. Vedo anche tanta solidarietà tra le persone che sono qui per il pasto serale, alcuni già si conoscono, altri no ma non sono indifferenti a chi ha bisogno di aiuto. 

Con discrezione i miei occhi fissano i visi di ciascuno, voglio imprimere nella mia memoria sguardi che nascondono vite sconvolte, fissano le mani quando mi indicano il pezzo di pizza o di pane che preferiscono, fissano bocche senza più denti che chiedono pane morbido. Mi accorgo che non c’è differenza tra questa mensa e quella di Colle Oppio, le persone sono diverse ma la richiesta di aiuto è sempre la stessa.

Dopo tre ore, la mensa chiude, puliamo, riassettiamo e mi accorgo di essere stanca e di avere dolori alle gambe, alla schiena, dolori ovunque. Torno a casa però e ho cibo e un letto confortevole dove dormire.

Porto con me tutto questo, sperando anche io di aver dato qualche cosa in cambio. Porto con me anche pezzettini di vita di Alberta, la mia vicina di linea che distribuiva frutta, con la quale sin da subito, si è creata sintonia. Porto a casa ricchezza.

Alessandra M.


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