un popolo di poeti, artisti, camminatori

Un’estate al mare

Redazione

lbaldini



Un popolo di poeti, artisti e camminatori

#4 settembre 2025# n. 7


Copertina de “Il fiume nel mare”

Concludiamo questa rubrica estiva con la quale speriamo di avervi offerto un momento di bellezza, attraverso le poesie di Norma e Alessio, che qui ringraziamo entrambi. Ora nostalgici ora spiritosi i versi di Norma, mai privi di irrequieta inquietudine e umana compassione quelli di Alessio (come abbiamo già visto in particolare nella poesia sui bagnanti del laghetto ex-Snia). Anche i versi che seguono sono tratti, come la poesia della puntata precedente, dalla raccolta Il fiume nel mare. Mi piace stavolta citare, delle molte acute recensioni al libro di Alessio, quella di Guido Zavanone (che trovate a questo link, insieme ad altre riguardanti lo stesso volume), che ci aiuta molto nella comprensione dei versi.
Alessio, che sa essere attento al presente e insieme capace di tessere relazioni col passato, guarda al mare, non un mare generico ma il nostro Mediterraneo, che oggi come era ieri e l’altro ieri è ponte fra le culture dei popoli che vi si affacciano e insieme impenetrabile frontiera d’acqua che respinge i profughi: ieri Enea, in fuga con padre e figlio dalla patria in fiamme, oggi i disgraziati dei barconi, in fuga da fame e guerre.

Che coincidenza! Ma sarà una coincidenza o succedono sempre le stesse terribili cose e c’è per fortuna qualcuno che ce le racconta, anche se sembra che non impariamo mai? Ho finito ieri di leggere Ama il prossimo tuo di Erich Maria Remarque, un autore ingiustamente dimenticato, che ha dedicato tutta la sua vita e la sua opera a raccontarci che cosa sono davvero la guerra e la persecuzione. La vicenda del libro, di cui vi raccomando la lettura, si svolge nel 1937, quando l’annessione dell’Austria da parte della Germania è imminente e a Parigi si prepara l’Esposizione Universale. Mentre la caccia agli ebrei da parte del regime nazista si fa vieppiù spietata, la Società delle Nazioni sulle sponde del lago di Ginevra pare non accorgersi di nulla e le polizie di frontiera di Austria, Cecoslovacchia, Svizzera e Francia si palleggiano quei profughi senza documenti di legittimazione, sempre più stanchi, sfiduciati, ammalati, affamati, terrorizzati.
Vi saluto con la risposta che Kern, il protagonista, dà all’ennesimo giudice, stavolta svizzero, davanti al quale viene condotto perché clandestino e che gli parla dell’importanza che gli sia comminato l’arresto e non la prigione ai fini dei diritti civili:
«Diritti civili del cittadino!» disse poi. «E che me ne faccio? Io non ho neppure i semplici diritti di un essere vivente! Io sono un’ombra, un fantasma, un morto civile. A che mai possono servirmi queste faccende che lei chiama diritti civili del cittadino?». (ediz. Mondadori del 1968, p. 260). 
Le stesse “mani vuote d’appigli” di cui parla qui Alessio. Nihil sub sole novi …
Marina M.


Il fiume fa ben poco
Alessio Brandolini

Il fiume fa ben poco
per sottrarci al male
inconsapevole
all’aridità dei giorni
al piombo rosso
che ci cola addosso
però conserva in sé
da sempre il giusto
necessario tepore
ne fa scorta
ed aspetta paziente
di metterlo negli occhi
dei candidi uccelli marini
di donarlo a chi percorre
al buio il Mediterraneo
per proteggere i figli
dai morsi della fame
e scavare nel sogno
un’umile abitazione
un lavoro sereno, sicuro.
Quanti corpi galleggianti
in attesa di scivolare a fondo!
Quante mani vuote d’appigli!


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