Viva la curiosità
di Gualtiero
n. 23 – 12 agosto 2026
Chissà come e perché mi sono tornate in mente (dopo 80/90 anni) le crostatine di zia Assunta e zia Giggia; erano piccole e stavano in contenitori diversi per formato, floreale o animale; sempre da offrire a chi faceva visita. Oggi mi chiedo chi potevano essere le visitatrici che meritavano l’offerta; probabilmente erano le signore per le quali le zie confezionavano il vestito.
Le due zie, che erano sorelle di mio padre (più tardi parlerò della terza) hanno aiutato la mia famiglia sfollata da Frascati: dopo il bombardamento dell’8 settembre 1943; una finestra ci divideva e, se ci chiamavano, era per darci qualche alimento (carne di pollo o coniglio, se era per mia sorella Franca, malata ai polmoni di tbc). Zie devote: tutte le mattine in chiesa per la prima messa (messa “cettu”, presto); ma quando Assunta entrò in agonia e capiva di stare alla fine, gridava “affanculo la morte!”.
Zia Giggia mi portava con sé all’orto, dove si recava tutti i pomeriggi per prelevare dalla botte una bottiglia di vino; veramente nei giorni feriali si trattava di acquatico (acqua spremuta nelle “vinacce”) e per raccogliere le uova di giornata: io qualche volta ho bevuto l’uovo fresco, ancora nascosto sotto il culo della gallina! Le mancavano alcune dita a una mano (asportazione per qualche incidente domestico) e la cosa mi faceva una certa impressione. Giggia come Assunta e Palmira (la terza sorella) non aveva studiato, ma era intelligente e sagace. Quando fu messa dal parente che faceva da tutore in una RSA, io ogni tanto l’andavo a trovare e giocavamo alle “tabelline”. Io domandavo “9 per 3” e lei svelta svelta “27”; una volta le chiesi 6 per 7 e lei veloce 42, poi le chiesi 7 per 6 e lei, furba, mi guardò e disse: “Che me stai a cojonà?”.
Ho detto che la terza si chiamava Palmira; era vedova e viveva con i suoi figli, i due miei cugini Mario e Amalia: Lei non era sarta, ma faceva la cameriera nei pranzi di nozze presso la locanda Fontana, gestita da nostri parenti. La sua casa era abbastanza spaziosa e perciò l’estate poteva ospitarmi, remunerata da una retta modesta. Ricordo che a una cena aveva preparato le melanzane a funghetti, che io non avevo mai mangiato; me ne mise nel piatto una bella porzione, che io trangugiai per finirle presto ‘ste melanzane; una pietanza nuova che non mi era piaciuta affatto, ma lei pensando che la mia velocità fosse sana voracità di ragazzo, me ne rimise nel piatto una nuova porzione!
Suo figlio Mario, che da giovane aveva fatto il garzone di bottega presso un barbiere del paese, durante il servizio militare aveva continuato con quel lavoro; e adesso, tornato dalla prigionia (estate 1944), intendeva continuare al taglio di barba e capelli, aprendo una bottega tutta per sé. Il Paese, sapendo delle sue intenzioni, fece a gara con una colletta per fornirgli gli attrezzi necessari e aiutarlo a pagare la prima pigione. Altri tempi?
