Viva la curiosità
di Gualtiero
n. 16 – novembre 2025
A Ortona da tanti anni, a cominciare dal 1970, trascorro l’estate. Fra i contadini di Torre Mucchia, dove abito, ho fatto subito amicizia con Coluccio, aveva circa 50 anni; da un po’ è morto.
Lo vedevo sempre attento a svolgere il suo lavoro con intelligenza; lo vedo ancora tutto intento a svolgere i suoi lavori in campagna o in cantina.
In cantina conservava il vino bianco prodotto con il trebbiano del suo podere, integrato da qualche quintale acquistato nella vicina cooperativa.
Al tempo della vendemmia, i primi di settembre, lo aiuto a cogliere l’uva da tavola, tenendo un grosso imbuto attaccato al collo, dove lascio cadere i grappoli recisi con una forbice da potatore, un po’ pesante nelle mie mani. L’uva raccolta viene sistemata dalla figlia Angelina nelle cassette che verranno vendute alla cooperativa.
Dopo qualche ora di lavoro, ci raccogliamo nella casa di Coluccio, dove la moglie ha preparato un pasto frugale: maccheroni al sugo, salsicce e formaggio: frugale mica tanto! Dopo il caffè, riprendiamo a vendemmiare.
In uno di questi giorni di settembre una volta Coluccio mi disse: “C’è laggiù a sinistra – e mi indicò la direzione con la mano – un albero con tanti fichi maturi, io non tengo tempo pe’ coglierli”. Come si sa, i settembrini sono fichi più piccoli ma molto dolci.
Io allora l’indomani mattina, preso un cesto dallo sgabuzzino di casa mia, mi avvio per la campagna alla ricerca dell’albero di fichi. Eccolo là l’albero con tanti fichi maturi, mi avvicino e ben presto ho riempito il cesto a metà… , quando sento accanto a me una donna che ripete parole che in un primo tempo non capisco, ma poi ci faccio maggiore attenzione: sta dicendo “Ste ficche so’ le mee, ste ficche so’ le mee”.
Santo cielo! Ho sbagliato albero! E alla donna, che adesso ho riconosciuto come la madre di Lia, una mia giovane conoscente, dico: “Signora, ho sbagliato albero, credevo fosse di Coluccio; i fichi glieli lascio, poi mi riprenderò il canestro” – “Quartié, telle si piate, mo’ telle po’ tené”.
