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Ciò che avviene conviene

Redazione

lbaldini


Sabato 18 e domenica 19 maggio 2024
T – Attorno al Monte Amiata.


Belle giornate, bei posti, bella gente!! Come mai!!?
Procediamo con ordine. Ritrovo venerdì ore 20,00 in hotel ad Abbadia San Salvatore per la cena: si sa, notoriamente per Arcoiris gli appuntamenti per colazioni, pranzi, cene hanno la loro importanza! Questa volta però, contrariamente al loro solito, non era stata testata la cucina dell’hotel dalle organizzatrici e non sapevano come sarebbe andata!
Le attese di un buon cibo, legato alla regione Toscana, sono state ampiamente superate: dalla pasta ai dolci fatti rigorosamente in “casa”, carne di qualità sapientemente cucinata! Tant’è che nella seconda cena, quella del sabato, forse a causa di un inaspettato cambio di posti, ovviamente del tutto involontario, sono stati avvistati Fernando ed Eugenio ben lontani dalle rispettive, addirittura non sullo stesso tavolo!
Sabato si parte per l’escursione: preoccupazione di Marina, la seconda organizzatrice, che non ha potuto accompagnare il gruppo assieme a Gabriella, (diciamocelo, altro che non stava bene, ha preferito lo shopping, l’aperitivo e lo struscio nel paese), ma comunque, ha guidato il gruppo fino all’inizio del percorso, districandosi tra le strade di Abbadia, dove Gabriella si era già un po’ persa!
Il gruppo al contrario, non si è mostrato minimamente preoccupato, anzi, poco dopo la partenza, ha dimostrato una certa autonomia, procedendo con passo agile e veloce, mentre la guida capo Gabriella con gli aiutanti Luciano, Lucilla, Eugenio e Paola erano molto indietro esaminando le cartine per verificarne i sentieri.
La prima parte del percorso si è svolta su una strada carrareccia, ampia e comoda per cui la salita non è stata così faticosa e pesante, ma soprattutto contornata ai lati da grossi cespugli di ginestre festeggianti, nel pieno della loro luminosa fioritura gialla. Si è proseguito poi in mezzo al bosco tra alberi di castagno e faggi, godendo del paesaggio e respirando i profumi del sottobosco.
In barba alle previsioni che mettevano un po’ di pioggia nel pomeriggio, il tempo è stato perfetto, non ha piovuto e non c’è stato quel caldo asfissiante che avrebbe reso sicuramente più faticosa l’escursione. Anche i tempi della sosta per rifocillarsi, per la pausa pranzo, nonché la chiusura della passeggiata con il rientro in paese (tra chi ha preferito andare in albergo a riposare e chi ha proseguito al bar e addirittura con la visita all’abbazia) sono stati azzeccati, Gabriella ha saputo calcolare tutto.
Come nota, va aggiunto che durante le soste gli L2 (Lucilla e Luciano) hanno offerto un prodotto tipico di un forno locale, un misto tra tarallo e pizza molto particolare, e ovviamente molto buono.
La mattinata di domenica, è stata dedicata alla visita della ormai chiusa miniera di mercurio: prima parte documentale/descrittiva con installazioni interattive e poi visita guidata dentro una galleria della miniera e al museo. Il signore in pensione cha ha fatto da guida, non aveva lavorato personalmente nella miniera, la sua famiglia sì, a partire dal bisnonno, ma ha saputo trasmettere lo stesso orgoglio e attaccamento per la “Miniera”.
Il 57% della produzione mondiale di mercurio proveniva da lì fino alla chiusura negli anni ’70, chiusura in un certo senso obbligata perché ne era venuta a mancare la convenienza economica con il drastico ribasso del prezzo del mercurio. In passato invece, c’è stato tanto benessere portato dalla miniera nella zona, con l’attenzione da sempre rivolta alla protezione dell’ambiente (visto la materia altamente tossica con cui si aveva a che fare) e all’evoluzione tecnologica, ricercata e applicata per l’estrazione dalla roccia del cinabro per ricavarne poi il mercurio. Senza che per questo siano stati tralasciati anche gli aspetti negativi delle malattie professionali: nonostante tutte le precauzioni andavano a colpire sia i minatori, che gli operari addetti alla fase di trasformazione della roccia e lavorazione del mercurio.
Così da un’informazione all’altra, da una notizia di vita vissuta a un rimando storico sugli interessi di Mussolini per la miniera durante il periodo fascista, si è conclusa la visita.
E il gruppo si è disperso: tra chi (notoriamente secchioni) è ritornato indietro ad approfondire la parte documentale e interattiva del museo e chi si è predisposto a ripartire (notoriamente ‘prenotatori’ di trattorie lungo il percorso di ritorno a Roma).
Sono mancati i saluti finali tra tutti e l’applauso tradizionale che si fa a conclusione a chi ha organizzato l’escursione.
Brave Marina e Gabriella, quindi, ciò che avviene conviene, non ci tocca che …aspettare una seconda uscita per …recuperare!

Paola G.

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