Come ogni anno Arcoiris si vede all’inizio del mese di maggio per ricordare la nostra cara Nadia Pietrini e per consegnare alle associazioni, scelte dall’assemblea dei soci, il premio che porta il suo nome.
L’appuntamento, per me ormai in pensione, ad un’ora antelucana, era al Parco degli Acquedotti e dall’ingresso una dozzina di persone, altre ci raggiungeranno alle tappe successive, partono verso il nespolo di Nadia. Quanto è cresciuto dall’ultima volta!
Qualche foglia è un po’ rovinata, ma in effetti qui c’è troppa acqua per un albero abituato a vivere anche senza (o quasi). Grazie alle cure amorevoli di chi ogni tanto spruzza qualche antiparassitario, cresce bene e noi lo salutiamo con affetto, come salutiamo con affetto l’albero di Franco quando arriviamo qui a febbraio, perché gli amici, i grandi amici, le grandi persone non ci lasciano mai, anche se non camminano più con noi.
In effetti la camminata inizia dal nespolo e procede verso la zona delle calle (meravigliose), attraversa stretti sentieri e la nostra compagnia è costretta a fare attenzione ai numerosi ciclisti che li percorrono. Tra alberi, cespugli, papaveri e sferragliare del treno procediamo speditamente e passiamo, quasi senza rendercene conto, dal Parco degli Acquedotti a quello di Tor Fiscale. È incredibile come Roma riesca a farti sentire in aperta campagna anche se sei dentro la città. E poi uscendo si trovano casette, villini ben curati, strade e stradelle che costeggiano acquedotti. Ma quanti ce ne sono a Roma? Sulla Via Tuscolana, all’altezza della fermata Metro di Porta Furba abbiamo il primo appuntamento con altri arcoirisiani e con loro entriamo dentro al Quadraro e ripercorriamo strade note che ci hanno visti qualche anno fa ammirare i murales che lo caratterizzano. Una sosta al bar per espletare le nostre funzioni fisiologiche è d’obbligo, ma questa è la motivazione ufficiale, in realtà ciò che è “quasi” d’obbligo è un altro caffè.
Costeggiando l’ennesimo acquedotto su un sentiero tenuto proprio bene, arriviamo ad attraversare la Casilina e quindi entriamo dentro il Parco di Villa De Santis e Luciano ci ricorda che, abitando Nadia qui vicino, ci veniva a passeggiare con Gualtiero la mattina presto prima di andare al lavoro. Lasciamo il Parco e scendendo lemmi lemmi arriviamo su Viale della Primavera. In realtà anche qui si potrebbe ricordare che c’è un pezzo della vita di Nadia; infatti, c’è la scuola da lei frequentata per cinque anni il “Botticelli”, oggi “Ambrosoli”, però i vecchi come me fanno fatica a chiamarlo così e persistono con “Botticelli”. La mattina quando entravamo ci accoglieva un mosaico che rappresentava una parte del dipinto botticelliano “La primavera”. Spero ci sia ancora perché iniziare la
giornata così apre il cuore al bello. Si incontrano persone, si scambiano quattro chiacchiere e si procede verso la panchina rossa installata a Via dei Castani un paio di anni fa proprio in onore di Nadia che tanto ha lottato per le donne.
Questa volta siamo stati super velocissimi, siamo addirittura in anticipo. Il grosso del gruppo si dirige alla sede della Primula a piedi, mentre Massimo ed io andiamo a prendere automobile, computer (da donare alla Primula) e dolce. Alla Primula ci raggiungeranno altri amici che hanno voluto risparmiarsi gli 8 km di camminata.
Avendo cambiato formula quest’anno, dopo la presentazione della nostra associazione da parte della nostra presidente Patrizia e quella dell’altro Massimo (il presidente della Primula) che ci ricorda cosa fa La Primula.
Procediamo subito alla premiazione delle due associazioni che sosteniamo con il nostro piccolo, ma sentito contributo: Casale Caletto e La macchina dei sogni. I rappresentanti di entrambe le associazioni ci commuovono raccontandoci di cosa si occupano: degli ultimi, degli indifesi, dei dimenticati, di chi non ha nulla e ciò che più colpisce è che siano nate
dalla volontà di chi non aveva nulla (Casale Caletto) o di chi ha sofferto tre anni nelle carceri argentine all’epoca della dittatura (La macchina dei sogni). A chi non ha viene offerto cibo, riparo, ascolto e soprattutto amore in quel di La Rustica, mentre il contributo a La macchina dei sogni servirà a mandare a scuola bimbi argentini. Non credo serva aggiungere altro: ogni anno troviamo ed incontriamo persone ed associazioni che operano
nel sociale e ci accorgiamo che “non tutto è perduto”, che al mondo c’è anche del buono e che ce n’è proprio bisogno in questi tempi bui e di guerre. Ci sentiamo parte di un mondo a parte, fratelli e sorelle di altre realtà ed associazioni che praticano la solidarietà anziché il razzismo, che operano per un mondo migliore senza accontentarsi di questo, che cercano
pace e giustizia impegnandosi in prima persona.
E dopo la parte da “lacrimuccia che sta per sgorgare” passiamo al pranzo che come sempre è stato organizzato ed offerto dalla nostra Lucilla e che, come sempre, è ottimo e abbondante, luculliano direi.
Ciao Nadia, non credere che ti ricordiamo solo nella giornata a te dedicata. Continua a camminare con noi.
Caterina

Grazie, Caterina. Gual