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Le libere donne di Lucca

Redazione

lbaldini

Preparato da tempo il trekking urbano “Dove le mura non dividono – Le libere donne di Lucca”, che si sarebbe dovuto svolgere a metà novembre, è stato anticipato di una settimana, così, per una specie di legge del contrappasso il resoconto arriverà con estrema calma, con passo da lumaca, direi, come se ogni parola avesse percorso la strada da Roma a Lucca a piedi e ritorno o da Pesaro a Lucca e ritorno (si capirà poi cosa c’entri Pesaro).

L’appuntamento iniziale è per la sera di venerdì 9 novembre, qualcuno ha preso il treno, qualcuno arriva in macchina e tutti e trenta, quanti siamo, troviamo sistemazione in due  alberghi (uno Stipino, l’altro Berardino, che confusione!) molto vicini uno all’altro. In realtà no, due o meglio tre di noi, alloggeranno in un B&B e proprio loro arrivano da Pesaro, Paola e Roberto con una magnifica grossa novità: sono accompagnati da Benedetta, una bellissima bimba, che hanno preso in affidamento da qualche mese, che diventerà la mascotte della due giorni nonché la socia più giovane di Arcoiris. Tra le libere donne di Lucca metterei proprio lei al primo posto. È un piacere degli occhi e della mente vederla mangiare e sorridere, è un inno alla vita, che aiuta a sperare!

Insomma torniamo alla cronaca, prima cena all’hotel Berardino che non ci ha trattato proprio benissimo direi, tanto che la nostra Presidente, Patrizia, reclamerà per il trattamento diverso da quanto pattuito ed in qualche modo il gestore tenterà di “metterci una toppa” con una colazione (il secondo giorno) un po’ migliore di quella del sabato mattina, ma c’è già chi sin dall’inizio si è rivolto alla pasticceria che si trova quasi di fronte all’hotel e tra una porzione polisucco e il cappello parlante di Hogwarts sceglie un buon cornetto od una pasta fatti da queste giovani appassionate del maghetto Harry Potter.

Dopo cena la prima passeggiata cittadina entrando dalla Porta Elisa (sorella di Napoleone) che attraverseremo varie volte e subito ci rilassiamo nel percorrere vie illuminate, vive, ma non caotiche e strade pulite. Oh, tutti i chiusini erano belli sgombri! Allora si può, sì, ma non a Roma. Che invidia!

Il sabato mattina, puntuali partiamo, attraversiamo la Porta Elisa, facciamo una brevissima parte delle mura, che percorreremo quasi per intero il giorno dopo, e ci incamminiamo per una magnifica passeggiata lungo l’acquedotto fatto costruire da Maria Luisa di Borbone nell’Ottocento, l’opera è dell’architetto Nottolini,  lo stile dell’acquedotto è quello degli acquedotti romani (e non poteva che essere così), in realtà esisteva un acquedotto sotterraneo, ma le fonti si erano perse e quindi occorreva trovare una nuova fonte per rifornire la città e fu la duchessa di Lucca, Maria Luisa di Borbone, a decidere la sua costruzione. Ci vollero circa trent’anni, ma alla fine, nel 1851, Lucca ebbe il suo acquedotto, peccato che in epoca molto più vicina a noi sia stato interrotto dall’attraversamento dell’autostrada A11. È vero che non è più utilizzato per l’approvvigionamento idrico e resta solamente la funzione,  lo scopo, monumentale, ma mi domando: a chi e come è venuto in mente di tagliare un’opera del genere? Mah, misteri del nostro amato Paese che non riesce a far tesoro dei suoi tesori. Tra un’arcata e l’altra un magnifico tempietto dedicato a San Concordio. Incontriamo diversi pozzetti di filtraggio con i loro bei mattoncini rossi e cammina, cammina, cammina, in una magnifica giornata assolata, arriviamo ai canali di captazione dell’acqua fino a giungere al sito delle Parole d’oro, che in realtà sono d’ottone, è proprio vero che non è tutto oro ciò che luccica. Il nostro andare è inframezzato dalle letture tratte dal testo di Mario Tobino “Le libere donne di Magliano”: sono storie di donne libere perché pazze, o ritenute tali, o forse erano pazze perché libere? Ai posteri l’ardua sentenza. Le loro storie, però fanno ridere e fanno commuovere piene come sono di empatia, ironia, umanità. Memorabile la figura di Lella, con la sua semplicità e, appunto, umanità. La stessa umanità che Tobino prova per loro curandole nel manicomio della città.

Per una parte consistente del gruppo la prima parte della passeggiata termina qui, ci si ferma a mangiare il panino acquistato la mattina, mentre un gruppetto più avventuroso, o forse meno stanco, prosegue ancora un po’, tanto da arrivare all’Osservatorio Astronomico di Capannoni ed è ricompensato sia da una vista spettacolare ai suoi piedi che dal calore del sole che chi si è fermato prima non ha potuto assaporare. In ogni caso tutti torniamo alla fine in città e qui qualcuno torna in albergo per lavarsi o riposare, leggere o chiacchierare, altri continuano a girare per la città e fanno acquisti. Tra questi ultimi Francesca che cercava due paia di stivali neri e torna con un solo paio rossi definiti da Lucilla, in modo spiccio e chiaro, “scarpe da … ” (io, però, non lo ripeterò. Provate voi ad indovinare). Cena, come da programma in un ristorante del centro storico che merita tutto il nostro rispetto ed il nostro appetito verace o meglio vorace.

La domenica di nuovo in giro, percorriamo le mura, ascoltiamo altre parti della storia della città e soprattutto dello scontro tra due importanti protagoniste lucchesi, pur non essendo native del luogo, che tanto si sono date da fare per abbellire urbanisticamente la città. La prima è Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, che sarà, nei primi anni dell’Ottocento, governatrice a tutti gli effetti della città, già il fratello l’aveva nominata principessa di Piombino, diventerà poi Granduchessa di Toscana ed in qualità di governatrice di Lucca si preoccuperà di abbellirla: trasformerà le mura in parco, rivitalizzerà le imprese ed i commerci, fonderà istituti di istruzione, istituirà la Biblioteca pubblica, imposterà, insomma, una politica dei beni culturali. Elisa al momento dell’insediamento aveva promesso di “governare colla sola vista dell’interesse e della felicità del popolo lucchese”. Fu di parola e sarà ringraziata dalle madri lucchesi per essere riuscita ad esonerare i giovani della città del servizio di leva obbligatorio.

La seconda donna è Maria Luisa di Borbone (ne abbiamo già parlato, ricordate?) che in epoca napoleonica era stata regina d’Etruria, si era occupata di Firenze e, alla fine di mille vicissitudini, dopo la fine del periodo napoleonico, divenne duchessa di Lucca. Uno dei suoi obiettivi fu quello di cancellare ogni traccia del governo di Elisa Bonaparte, che aveva governato Lucca dal 1805 al 1814, per questo nell’attività sociale cominciò dalle donne, da quelle più povere, si occupò dei diseredati e istituì una speciale commissione che realizzò cento letti da distribuire ai poveri della città, diede vita al Liceo reale, di cultura scientifica, aperto alle donne, realizzò l’orto botanico, l’osservatorio astronomico, il primo teatro della città “Il Giglio”. E non sapeva ancora che vi avrebbe recitato un grande attore, nostro socio: Guerrino perché se lo avesse saputo lo avrebbe voluto ancora più bello. Rese obbligatori controlli e vaccinazioni e pensare che oggi, invece, nel 2018 noi abbiamo un Ministro della Sanità che non crede nei vaccini … Trasformò la città, insomma: voleva offuscare l’immagine di chi l’aveva preceduta.

Quanto ci guadagna una città, un paese, se al governo c’è chi gareggia per dare sempre di più, per migliorare, per far progredire e non per inveire in continuazione contro chi l’ha preceduto e basta.

Come se non bastassero queste due donne forti, vigorose e determinate nel nostro tour abbiamo incontrato anche altre donne, quelle di un gran femminaro (come direbbe Camilleri), il signor Puccini che ne ha avute tante e tante ha lasciato in lacrime.

Ma ora basta, basta con il passato, con i vecchi fasti e, quindi, un breve assaggio della Lucca odierna e precisamente un ricordo di Lucca Comics che ha lasciato alla città un magnifico gorillone di cartapesta che abbiamo ammirato e fotografato poco prima di salutarci davanti al Duomo e di andare a riprendere i bagagli per il ritorno.

Ho chiesto a Giuseppe, curiosa, quanto ci avesse impiegato a prepararsi per una visita così accurata. Mi ha risposto che gli ci son voluti più di sei mesi. Accipicchia! Anche io, però, non sono da meno. Ci ho messo più di due mesi per fare il resoconto…

Grazie e ancora grazie a Patrizia e Giuseppe per tutto ciò che ci hanno fatto vedere e ci hanno raccontato e per come ci hanno fatto conoscere una città diversa da quella che più di uno di noi aveva già visitato.

Caterina

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