Resoconti

Non c’è due senza Treja !

Redazione

lbaldini

22 aprile 2018 – Da Mazzano Romano a Calcata. Nel Parco del Treja tra rovine e reliquie

Da Mazzano Romano a Calcata. E’ questo il titolo che Peppe ha scelto per il resoconto di questa escursione. In effetti per ben due volte alla parola Calcata è venuto giù il diluvio universale. Ma questa domenica è una giornata splendida, fa caldo, un po’ troppo, tant’è che Lucilla sfoggia già la canotta. Appuntamento al bar sulla Piazza di Mazzano, dove la signora Renata già ci aspetta, e breve introduzione di Peppe e Patrizia, i nostri scrupolosi e attenti accompagnatori. Apprendiamo così che l’antico Tevere è stato deviato da eventi naturali catastrofici e che il Treja si è preso il suo alveo e ora scorre non verso il mare ma verso l’entroterra. Sarà stato lo shock… Nella passeggiata, inoltre, sperimenteremo l'”inversione termica” fenomeno per cui più si scende in basso e più fa fresco per cui nella forra del Treja si possono trovare piante che solitamente si trovano ad una altitudine di 800/900 m. E così, più edotti, cominciamo a scendere verso il fiume. Lasciamo un paesaggio decisamente estivo con tanto di fichi d’india e pareti assolate per un paesaggio fresco e ombroso. Ci sono anche le piante con le foglie gigantesche, che nonostante l’aspetto alieno, hanno la funzione molto terrestre di raccogliere e convogliare l’acqua piovana…….insomma una specie di tanica per la terra… Intatta ci circonda una esplosione primaverile di fiori e colori. Ce ne sono arrampicati ovunque. Il colore dominante è il giallo ma c’è anche il rosa del trifoglio e dei ciclamini, il bianco del biancospino e del caprifoglio. Ci fermiamo ad ammirare un fontanone doppio con una posizione sulla valle molto suggestiva. Chissà se era meno faticoso stare chine a lavar panni sul vascone potendo alzare ogni tanto lo sguardo e allontanarsi un po’ col pensiero……..L’arrivo in fondo alla valle è annunciato dal rumore del fiume. Devo dire che per essere un corso d’acqua che ha subito un grave trauma non è affatto lento e triste………accompagna i nostri passi scorrendo allegro e vivace e ci tiene compagnia con un rumore gentile e costante. A volte si allarga in pozze colorate e pietrone dove i più pigri potrebbero riposare e godersi il fresco che viene dall’acqua…….noi, invece, tiriamo fuori il nostro spirito d’avventura e tentiamo anche un ponte tibetano, piccolo, però………….mica siamo pischelli!!! Intanto riprendiamo a salire per raggiungere le rovine di Santa Maria di Castelvecchio, un importante insediamento medievale dove troviamo una chiesa, delle abitazioni e delle botteghe rupestri e un torrione con l’evidente funzione di avvistamento e controllo delle valli sottostanti. Ma prima ci fermiamo su un pianoro verdeggiante con una vista su Calcata che ci lascia a bocca aperta. E’ davvero splendida. Sembra un disegno di bambino con il monte di tufo tozzo e largo e le case che si tengono l’una con l’altra un po’ incerte sul baratro. Facciamo una merenda veloce mentre Marina, decisa ad abbronzarsi, improvvisa uno strip-tease scoprendo fino all’ultimo centimetro possibile prima dell’indecenza e Silvestro ci mostra soddisfatto un mazzetto di asparagi che alla fine dell’escursione sarà piuttosto consistente. Salendo ancora ci fermiamo per ascoltare Caterina che ci legge la storia, in alcuni tratti esilarante, della reliquia del prepuzio di Gesù, vero e proprio “caso” meritevole di trattazione nelle alte sfere del clero romano. Arriviamo nel cuore della cittadina e ci troviamo un angoletto dove mangiare. Certo, pensando ai bivacchi dei turisti a Roma un po’ di scrupolo ci viene, ma ci assolviamo presto……siamo nell’angolo estremo della città su uno slargo nel quale non diamo fastidio a nessuno….. Anche il caffè al bar ci riserva sorprese. Caffè fatto con la moka, un buonissimo dolce al cioccolato con marmellata di lamponi che mi fa piacere condividere con Katarina e un terrazzino delizioso con vista valle. Riprendiamo la discesa lungo un pendio assolato, che apre pianori luminosi e pieni di fiori, che ci porta fino alla necropoli del Cavone. Da qui riprendiamo la discesa nella forra del Treja e camminando possiamo vedere il borgo di Mazzano tra gli alberi. Lo raggiungiamo contenti di poterci rinfrescare al bar dopo tutto quel caldo. Riempiamo per un bel po’ la piazzetta con le nostre chiacchiere e i nostri progetti e facciamo un figurone con i nostri zaini e i nostri scarponi…………ed è giusto………in questa giornata abbiamo cambiato ben sei sentieri!!
Eh già……..sei sentieri calpestati, due forre attraversate, due borghi deliziosi visitati, colazione, merenda e pranzo molto confortevoli….insomma una giornata “arcoirisiamente” perfetta!!
Cara Caterina hai ragione….abbiamo aspettato ma ne valeva la pena e, soprattutto, caro Peppe…. il tre ci è venuto benissimo!!
Rossella

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