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Tour Bella Monaca e pomeriggio in libertà

Redazione

lbaldini


domenica 4 maggio 2025
Per Nadia. Giornata dedicata a Nadia Pietrini

Liberi di Pensare, Comunicare, Votare, Studiare, Amare.
L’ottava edizione della giornata dedicata a Nadia Pietrini ha avuto come tema gli 80 anni della Liberazione dal nazifascismo.


Questo racconto è dedicato a Tayyab, il nostro amico pakistano, che da pochi giorni abita ai Due Leoni, quartiere limitrofo a Tor Bella Monaca, e che ha passeggiato con noi. E che è stato un ospite squisito con me, Silvestro, Pasquale e Cosimina.

Lo so. Il resoconto mi è venuto un po’ lungo. Non ho saputo contenere l’entusiasmo per una giornata così fantastica. Io che amo tanto la sintesi. Ma non è che dovete leggerlo proprio tutto. Tanto non vi interrogo.

Nella domenica che esaurisce lo strepitoso ponte a campate multiple, mentre turisti e pellegrini a frotte convergono su San Pietro e Santa Maria Maggiore, noi di Arcoiris procediamo in direzione centrifuga, sempre a Roma ma ben oltre il Raccordo, verso la mitica Torbella e la sua inquietante fama.
Naturalmente ci perdiamo (il plurale si riferisce all’equipaggio della sola nostra vettura). Io, che non so cosa sia un navigatore, mi affido a “Calcola il percorso” dell’Atac, che, a differenza di Gaber, non sa sempre cosa sia la destra e cosa la sinistra. Dopo che abbiamo girovagato un po’ in tondo, sfiorando più volte l’obiettivo, ci riporta sulla retta via un lieto papà appena uscito dalla messa delle prime comunioni (si sa, è maggio): c’eravamo, quasi … Largo Ferruccio Mengaroni è esattamente dall’altro lato di via Paolo Ferdinando Quaglia.
Raggiungiamo il gruppo, non prima di aver rispettato il rito della seconda colazione, in un bel bar, davanti al quale, come poi ci verrà raccontato, qualche mese fa c’è stato un assassinio. Tanto per introdurre il clima …


Un murales a “Torbella”

Nella passeggiata ci accompagnerà Marco, un ragazzo dal viso buono, volontario di “Libera”, l’associazione di don Ciotti, che ha un suo presidio nel quartiere, a Via Castano (che, poi, è più una piazza che una via). Chi non ha potuto partecipare sappia che fra le iniziative di Openhouse Roma, a fine mese, c’è anche una visita guidata al comparto R5 (leggi sotto) del quartiere; certo, l’attenzione sarà focalizzata più sulla riqualificazione architettonica ed energetica in atto ma non si potrà non parlare della finalità di rigenerazione delle periferie, in cui tale progetto rientra.
Già gli interventi su Largo Mengaroni, ad opera di varie associazioni e di singoli abitanti del territorio, in sinergia col Comune, hanno portato colore e vivacità da qualche anno a questa parte: sedili variopinti, alberi e aiuole, tavolini in pietra con scacchiere disegnate, una pista per skate, un centro sociale tappezzato di murales (inclusi due raccapriccianti Caravaggio, di cui, tuttavia, apprezziamo l’intenzione), una ciclofficina e una minuscola biblioteca autogestita, il Cubo Libro, che organizza anche eventi di arte di strada, festival di circo e occasioni varie per promuovere cultura e aggregazione sana.
Marco accenna alla storia del quartiere, nato nel 1981 nell’ambito del primo PEEP (Piano di Edilizia Economica e Popolare). Scoprirò per mio conto che il progettista fu l’architetto Piero Barucci. Chi ha partecipato all’escursione di dicembre 2024 dovrebbe ricordarsi che lo citai come progettista del Laurentino 38 nonché del Serpentone di Corviale. Pare evidente che, in tutti e tre i casi, le intenzioni innovative dell’architetto siano state tradite da chi ha progressivamente abbandonato al degrado e all’illegalità queste periferie ed i suoi abitanti. Come vi dissi a dicembre, Barucci, morto più che centenario, ha avuto tutto il tempo di amareggiarsi per quei tradimenti. In particolare, Tor Bella Monaca è costituita non solo di torri di dodici/tredici piani ma anche di palazzine di varie altezze e di edifici a schiera; inoltre, sua caratteristica è l’alternanza di pieni e vuoti, di volumi costruiti e di molto ampi spazi verdi. Ed è attraverso questi spazi verdi che Marco ci conduce, lungo una pista ciclo-pedonale, che costeggia la Tenuta Vaselli, nella cui proprietà rientrava tutta l’area prima dell’edificazione del quartiere. Approfondirò poi da sola che la parte non lottizzata continua ad essere un’azienda agricola e che il complesso di eleganti edifici color mattone che abbiamo intravisto fra gli alberi ingloba la torre del XIII secolo che dà nome alla zona. No, nessuna suora avvenente! Solo la corruzione nei secoli del toponimo latino Turris Pauli Monaci, laddove Monaci era il cognome.
Qui gli edifici sono identificati dalla lettera R se residenziali e M se misti (residenziale e commerciale). La ciclabile ci conduce al comparto R5, il “Ferro di Cavallo”, di cui si diceva sopra, attualmente oggetto di un recupero architettonico ed energetico, volto a migliorare la qualità dell’abitare ma anche la sicurezza, liberando con difficoltà intuibili ambienti occupati ai piani terra e destinandoli a funzioni sociali e culturali, inclusa la futura sede del Museo delle Periferie.
Purtroppo, l’R5 è la principale delle 14 piazze di spaccio del quartiere, e Marco, protettivamente, ce ne tiene ben lontani, dirottandoci su un viottolo che circumnaviga dal retro il complesso. Così, avanziamo fra l’erba e i papaveri nonché scheletri di motorini: alla destra la tenuta agricola, ben recinta, a sinistra il cemento del palazzone: panni stesi disordinatamente, selve di parabole, muri anneriti da incendi domestici, cataste di ingombri a piano terra, tracce di automobili carbonizzate appena sotto le finestre. Scritte e dipinti murali dedicati alla fidanzata o alla squadra rivale o alla vita, semplicemente. Uno sembra stato fatto apposta per noi, per questa giornata. Non voglio avere l’aria della turista in cerca del pittoresco ma non posso non fotografarlo. Dice: “Nadia stai sempre con noi!”. Proprio così.
La bellezza prova a salvare il mondo o, almeno, riesce a fiorire anche a TBM. Nel lasciare il sentierino per tornare sull’asfalto (la famigerata Via dell’Archeologia) costeggiamo un triangolino di giardino, un minuscolo roseto in piena fioritura, tanto più bello quanto inaspettato. Come la gentilezza vera dell’omino (lo chiamerebbe Lucilla) che lo ha creato e se ne prende cura per gratuito amore del bello e che ci omaggia di due rose profumate. Questi pochi metri quadri valgono tutta Valle Murcia.
Su Viale dell’Archeologia, poco più avanti, dall’altro lato della strada, la rossa sagoma dell’Istituto Comprensivo “Melissa Bassi”, autentico presidio di socialità, dove insegnanti valorosi s’impegnano a contrastare l’abbandono scolastico. Sul muro di cinta un murale che esige di essere fotografato: fiori giganteschi sovrastati dalla scritta: “E nella meraviglia sbocciamo al vero al buono al bello”. Anche questi insegnanti ci credono, alla bellezza che salverà i fiori che stanno coltivando.
Stiamo arrivando a Via Castano, meta della nostra passeggiata e sede di “Libera” nel quartiere, ma prima scendiamo a vedere un tratto del basolato della Via Gabina (IV-III sec. a.C.), che da Roma andava a Gabii, scoperto nel corso del cantiere dei primi anni ’80. Della serie “a Roma dovunque scavi trovi qualcosa”. Ma anche della serie “la bellezza etc. etc.”.
Ci accomodiamo nel giardino spelacchiato al centro della via-piazza, sulla piattaforma in cemento di quella che un tempo era una fontana, e Marco ci parla della difficile impresa di loro volontari: la diffidenza, le intimidazioni (l’unico bar di via Castano apparteneva ad un clan di spaccio), i tentativi di dialogo, il doposcuola, i giochi in piazza, il festival del cinema. Sì, poche serate ma per due volte la Cortellesi ha accettato di essere ospite. Ai giochi hanno partecipato pochi bambini ma alcuni sono poi passati al doposcuola; sono segnali per dire che la gente tranquilla vuole riconquistare quel pubblico giardino. Portare al mare una decina di bambini è già un successo. Fare uno scambio con ragazzini di altre città è concedere ad entrambi i gruppi una possibilità insperata di vacanza. Accompagnare cinque bambini in gita a vedere la neve per la prima volta è una soddisfazione. Piccoli risultati, sperabilmente semi di conquiste maggiori.
Ci congediamo da Marco, ripromettendoci di andare a vedere il progetto multimediale di Extra-Libera, che anche Luciano e Lucilla ci consigliano. E ci separiamo. Alcuni, più stanchi, aspettano che gli autisti vengano a prenderli. Altri ritornano a piedi e noi con loro. Naturalmente, appena il protettivo Marco ci molla, per accorciare la strada ci buttiamo su Via dell’Archeologia. E comincia il cinema. Vedette nordafricane (manovalanza a più basso costo, che sta subentrando a quella indigena) ci tengono d’occhio e si rimandano sghignazzando ad alta voce da un angolo all’altro il segnale che è tutto ok, non siamo pericolosi. Senza girarci e simulando disinvoltura raggiungiamo rapidamente la più trafficata via Quaglia e le nostre macchine.
Per chi voglia fare una passeggiata virtuale a Tor Bella Monaca segnalo questo link, dove trovare tante notizie e fotografie, anche di molte realtà belle, che sono nel quartiere, come la chiesa di Santa Maria del Redentore (architettura di Spadolini, sculture lignee di Ceroli), il Museo Laboratorio di Sant’Egidio, il Teatro Tor Bella Monaca, la scala i cui gradini ricordano le vittime della mafia, la palestra di boxe, dove si combatte contro la devianza giovanile, i murales d’artista che ricoprono le intere pareti cieche del comparto R8.

Tornando a noi, l’appuntamento successivo della “Giornata per Nadia” è per le quattro e mezzo, come sempre alla Primula, che ci ospita da tanti anni.
Delle ventuno persone del mattino, alcune hanno altri impegni, ma molte si aggiungono; alla fine, saremo almeno trentacinque.
La giornata, già nuvolosa al mattino, si è fatta pure ventosa, perciò ci sistemiamo al chiuso.
La nostra impeccabile Presidente Patrizia introduce il programma del pomeriggio, saluta i rappresentanti delle due associazioni che hanno vinto il Premio intitolato a Nadia e lascia la parola a Massimo, presidente della Primula, che illustra le attività dell’associazione e le già note difficoltà legate al poter mantenere la bella sede che hanno in concessione e che manutengono così bene da anni.
Il tema della “Giornata per Nadia” quest’anno non poteva che essere legato agli ottant’anni dalla Liberazione, prendendo spunto, in particolare, dai manifesti affissi dal Comune di Roma, che rammentano cinque fondamentali libertà che il 25 aprile 1945 ci ha regalato: libertà di pensare, di comunicare, di votare, di studiare, di amare.
Su tale tema ruotano, quindi, le letture scelte. Non prima che, su proposta di Massimo (questi comunisti!), intoniamo tutti un Bella ciao, che oggi c’azzecca proprio!
Esordisce una gagliarda signora di 85 anni, Norma, amica di Arcoiris, e segnatamente di Giuseppe, la quale legge con piglio invidiabile due prose e due poesie, di cui è autrice e che riassumono splendidamente la sua vita così normale così speciale: nata dopo una carica di cavalleria e una nevicata romana, tre mesi prima dell’entrata in guerra; casalinga e madre di due figli, che non sa respingere la richiesta di aiuto di un giovane tossicodipendente e diventa operatrice di strada, prima ancora che quest’espressione venga coniata, attiva sulle strade e nelle carceri, nonché nelle case, a consolare madri. Due mariti liquidati, qualche “tumoretto” – come lo chiama – superato combattivamente, ed eccola qui, da anni anche poetessa e prosatrice. Si fa pregare, ma ci regalerà anche Aó!, poesia romanesca in qualche modo connessa alla libertà d’espressione.
Poi Caterina e Massimo si alternano nel leggere un brano di Natalia Ginzburg, scritto nel 1972, sempre sulla libertà. Mannaggia! Dopo aver raccomandato a tutti i coinvolti di scegliere brani brevi per non tediare l’uditorio (mio il compito di coordinare letture e lettori), proprio questo scelto da me, quantunque fortemente sforbiciato, mi sembra abusare della cortese indulgenza del pubblico. Però, il testo è bello!
A proposito di libertà di votare, Massimo legge una gustosa Cronachetta elettorale, tratta da un libro autobiografico del nostro impagabile decano Gualtiero: vi si tratta di un’assemblea elettorale di provincia, col pezzo grosso venuto da Roma, e sullo sfondo “do’ bei piatti de fettuccine”, vero movente di tutti i convenuti, siano essi gli sfaccendati del posto che i romani in missione. So di essere irriverente ma non possono non venirmi in mente tutti questi cardinali accorsi per l’altissima votazione, che, fra una Congregazione e l’altra, prima dell’ extra omnes che li metterà a minestrine, scorrazzano fra le trattorie di Borgo Pio.
Si passa ad un ricordo autobiografico di Luciana Romoli, che include una filastrocca di Rodari, sui rischi – diciamo così – insiti nel voler rispettare l’ortografia. Di quale parola? Manco a dirlo: libertà. A leggere Caterina, che può vantarsi di essere amica della più giovane staffetta partigiana di Casal Bertone, resistente già ad otto anni, in difesa di una compagna di scuola ebrea, ed oggi indomita novantenne.
La nostra Laura, di cui ben conosciamo la penna esperta e la sensibilità acuta, legge, infine un suo brano scritto per l’occasione, sulla libertà, valore su cui non transigere e da non dare per scontato, e sulla paura in cui vivono quanti, in paesi illiberali, corrono tutti i rischi connessi alla lotta per conseguire tale libertà.
È il momento della Premiazione e ci piace qui salutare Marco, il fratello di Nadia, che ha accettato il nostro invito. Pasquale, del Circolo Freewheeling di Legambiente Paestum, racconta l’impegno pluridecennale speso sul fronte della tutela ambientale e dell’accoglienza ai migranti. Poi il Presidente di Schola Mundi Onlus e la Vicepresidente illustrano l’attività svolta da docenti ed allievi del Liceo Montale di Roma per la promozione dell’istruzione nei Paesi poveri del mondo, dove imperano miseria, guerre e corruzione.
Un pomeriggio, dunque, illuminato dalle figure di grandi vecchi (parola che sa di esperienza e di saggezza, tanto più ricca del vago “anziani”), attraverso i loro scritti (Ginzburg, Gualtiero, “Luce” Romoli, Norma) e le presenze (ancora Norma e Gualtiero, e Vito, Presidente di Schola Mundi, altro bel vecchio signore del 1945).
Non posso non citare un altro bel vecchio, il nostro Guerrino, con la sua chioma candida, che non vedevamo da un po’. È stato un piacere incontrarlo di nuovo. Che peccato non aver pensato di coinvolgere un attore vero nel programma di letture! Ci penseremo il prossimo anno, se Guerrino vorrà.
E, finalmente, è l’ora della merenda e delle chiacchiere in libertà. Un grazie a chi ha preparato tutte quelle cose buone, sotto l’accorta consueta regia di Lucilla.
E alla fine, liberi tutti!
Marina

1 Comments

  1. Grazie Marina,
    per questo racconto che ricorda precisamente la nostra giornata.
    È preziosa la precisione. un abbraccio!

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