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Un magico Arcoiris

Redazione

lbaldini


sabato 6 e domenica 7 giugno 2026
E – Trekk da Norma a Sermoneta e visita a Ninfa.
Coord. Luca Asei


Arcoiris si dà un appuntamento per il weekend, per passare insieme da Venerdì a Domenica, ai primi di Giugno del 2026. Impegnativo organizzare un cammino come questo. Circa 25 i partecipanti, con appuntamento all’hotel Principe Serrone gestito da Rinaldo, e di tanto in tanto, nell’andirivieni degli arcoirisiani negli alloggi, è stato simpatico conversare con Rinaldo sulla storia e le risorse di Sermoneta; sulla storia e le risorse dell’agricoltura del pontino. L’albergo è diffuso, a quanto abbiamo notato; qualcuno di noi non stava nel Palazzo, ma in stanze dislocate, poco lontano, dietro una o due svolte labirintiche di pietra; in ogni vicolo qualche scaletta, nel cuore di Sermoneta. Bella e suggestiva ci è subito apparsa: Sermoneta si è acciottolata tutta ai piedi di un Castello quadrangolare che si vede a chilometri di distanza, si vede dal mare, oltre la pianura. Arriviamo tutti alla spicciolata, qualcuno da una giornata sulla spiaggia, qualcuno direttamente dal lavoro, qualcuno perché è riuscito a farsi largo tra altri impegni; ce lo difendiamo tutti il tempo di Arcoiris, tempo in cui si rincontrano volti con i quali si è condiviso più di un cammino. Si va tutti a cena in piazza: che magnifico ritrovo, la sera al fresco…. Piazzetta diciamo e cenetta non in piano; non c’è da stare con la livella a Sermoneta. Alla tavola un po’ in discesa, la prima sera ci stava chi inclinava in avanti e chi lentamente si sdraiava, ma il menù ben tipico e ricco ci ha distratto; la sera dopo abbiamo invertito i posti e sempre con grande interesse intrecciato discussioni e racconti. Il mattino del Sabato abbiamo visitato il Monastero di Valvisciolo, datato al secolo XIII, con un chiostro che ci ha regalato quella luce che avvicina a Dio l’animo dei monaci. Carciofi disseccati con il loro fiore violetto, in attesa di trovare una posizione nel disegno a terra, sono stati molto fotografati da noi, mentre un gruppo di fedeli stava realizzando un’infiorata sulla navata centrale della chiesa che aveva una certa rilevanza di progetto e vastità (sia la chiesa che l’infiorata). Il viaggio è proseguito e abbiamo raggiunto Norba: un insediamento italico antichissimo, circondato da mura ciclopiche, con strade ben conservate e con un’area religiosa sulla sommità più alta di tutta la zona. Da lassù lo sguardo arrivava ad abbracciare tutta la pianura coltivata intensamente e che oggi sfama la città di Roma; la linea azzurra del Tirreno; il profilo delle isole di Ponza e Ventotene, a destra del Monte Circeo. Luca si è fermato davanti a quel panorama a raccontare come finì autodistrutta la città, ai tempi delle lotte civili di Roma antica, quando parteggiare per Mario, tribuno della plebe, è costato caro ai Norbani. Sono rimaste alla storia le vendette crudeli del popolo dell’aristocratico Silla.
“Hanno sbajato” i Norbani, dice Lucilla: e ridono tutti. Ma è ironia che graffia il cuore.
Dalle foto che abbiamo scattato su quel cucuzzolo, però, si vede già come eravamo pronti e bardati: da lassù si vedeva la cittadina di Norma e il Castello Caetani a Sermoneta: in linea d’aria non sembravano molto lontane: eravamo pronti a camminare sulla via Francigena che discende il costone e lo risale. Ci incamminiamo allora sul percorso che procede per tornanti e ha tenuto traccia di molti passaggi. Si nota subito che il sentiero era una stradina lastricata; la discesa è intervallata con le pietre
accostate a gradini. “Conferre gradum”, dicevano i latini, questo portare insieme il passo, il camminare insieme, ma presto non si può che andare uno dietro l’altro e i bastoncini aiutano molto perché le pietre sono dissestate, rotolate e sconnesse dai temporali: il lastricato frana, tempo dopo tempo. Le piante cresciute a destra e sinistra ci sfiorano il corpo facendoci il solletico e penso con qualche amarezza che potremmo essere l’ultima generazione di “anziani escursionisti” che si attardano su sentieri come questi. Lucilla dice che invece ci sono persone che ci tengono a mantenere in buono stato e segnalata la Francigena: patrimonio culturale e storico che i residenti salvaguardano. Arrivati a valle il caldo è intenso, e si sprigionano i profumi dei fiori.
Dopo una breve sosta per un panino, cercando un po’ d’ombra, ai coraggiosi e più forti è toccata la salita fin su a Sermoneta. È stato lì che i duri hanno iniziato a giocare! La giornata non aveva però finito le sue promesse e quindi arrivate le altre due o tre compagne di viaggio, siamo saliti ai merli del Castello. Una giovane guida ci ha portato nei camminamenti e davanti ai caminetti, sotto volte altissime e stanze a cannocchiale: bellissimo l’ambiente enorme delle scuderie. Ha ripercorso la storia delle famiglie che generazione dopo generazione di Papi e Notabili dei dominii della Chiesa Cattolica, prendevano possesso di terre e di persone, di frutti e di lavoro… Guardandolo dall’alto, loro, l’ambiente malarico della pianura pontina. Per fortuna gli epigoni di costoro sono stati altre persone ed altre scelte. Nel corso del 1900 la fondazione Caetani ha aperto al Paese tutto il suo vasto patrimonio, e le sue meraviglie ci si apriranno agli occhi l’indomani. Noi satolli e felici ce ne andiamo a riposare, fotografando qua e là, Sermoneta notturna. Domenica mattina è per il Giardino di Ninfa.
Ad esserci già stati erano in molti tra di noi, ma dove sono le piante sono gli ambienti vivi, gli ambienti che cambiano. Cambiano colore, cambiano odore e forma, e a Ninfa scorre tanta acqua sorgiva. Anche questo sito ereditato dai Caetani ha avuto vicende di alterna fortuna: stazione di dazio e di posta, città di pellegrinaggio e di mercato, è finita mangiata dal fogliame. Per secoli. Luogo ideale per avventurieri romantici. A inizio secolo XX il proprietario Gelasio Caetani produce una svolta: riassetta, recupera, riaggiusta. I suoi discendenti partecipano alla vita culturale del Paese ospitando a Ninfa i poeti e gli scrittori della rivista letteraria Botteghe Oscure, ed è così che per noi, in una sola domenica speciale, accade l’epifania: durante la visita guidata al Giardino, mentre ascoltiamo la sua storia e cerchiamo di ricordare il nome giapponese dei ciliegi e quello delle palme dell’Asia, ci sono gli attori da ascoltare in alcuni luoghi del Giardino che sono Stazioni di Poesia. Quest’anno l’itinerario è dedicato a Giorgio Caproni. Il nome di Caproni per me è solo una memoria universitaria, poeta tra i molti (Montale avrebbe detto di essere incluso lui stesso ”nel limo gracidante dei Neoteroi”) eppure la curiosità mi rapisce. Ne riporto varie registrazioni audio. Limo fertile di Ninfa! Ci fermiamo a comprare piante odorose dal vivaio del Giardino, ma siamo all’uscita e allora ci riuniamo sotto un grande albero per salutarci, rinnovando il giusto tributo a Luca, per averci reso tutto il viaggio molto facile. Circola un grande affetto tra noi, produce un magico Arcoiris sulla foto di gruppo, l’avete visto?
Laura M.

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